PARMALAT. Si apre il processo, udienza rinviata al 6 maggio. MDC: meglio la conciliazione

Una voragine da 14miliardi di euro che ha coinvolto 200mila risparmiatori, di cui 33mila probabili parti civili, 125 udienze previste, circa 10 milioni di pagine di documenti, 56 imputati, tra cui l’ex-patron Calisto Tanzi. Se sarà un maxi processo o no – come è immenso è stato il buco lasciato dagli ex amministratori chiamati a rispondere del crack Parmalat – lo decideranno i giudici del Tribunale di Parma che hanno fissato come prossime udienze il 6 maggio prossimo, quando verrà sciolta la riserva, e il 13 giugno come data successiva.

Sono questi alcuni dei numeri impressionanti legati al "processo del secolo", che si è aperto oggi presso il Tribunale di Parma alla presenza dei magistrati chiamati a giudicare: il presidente del Tribunale Eleonora Fiengo con i due giudici a latere Alessandro Conti e Marco Vittoria, e la procura al completo con il procuratore capo Gerardo Laguardia e i tre pm Vincenzo Picciotti (che segue la vicenda dal gennaio 2004), Lucia Russo e Paola Reggiani.

Più di 100 gli avvocati presenti in aula e quattro imputati di rilievo minore, mentre per il grande assente, Calisto Tanzi, la difesa dell’ex patron di Parmalat, ha comunque assicurato che il loro assistito "parteciperà attivamente al processo, oggi non è presente perché non sapevamo che cosa sarebbe successo. E’ a casa a fare il nonno" ha spiegato l’avvocato Gianpiero Biancolella, precisando che per prima cosa chiederà "la riunificazione" dei vari filoni in cui il caso è stato separato".

Cinque i filoni d’inchiesta, rispetto ai quali la difesa dell’ex patron di Parmalat, ha chiesto oggi preliminarmente l’accorpamento. L’udienza odierna ha visto partire quello principale sul fallimento, che vede imputati gli ex amministratori, tra cui lo stesso Tanzi e l’ex direttore finanziario Fausto Tonna; quello sulla Parmatour (la società turistica), e infine quello sulla vendita delle acque minerali Ciappazzi dall’imprenditore Giuseppe Ciarrapico alla Parmalat, sotto l’interessamento della Banca di Roma, che vede chiamato in causa l’allora presidente dell’istituto romano, Cesare Geronzi.

Proprio per via di questa divisione, la prima richiesta dei legali di Tanzi è stata quella di riunire i vari processi in un unico procedimento. Per gli avvocati infatti "le distrazioni effettuate a favore del settore turistico vanno inquadrate nell’intero complesso finanziamento del gruppo Parmalat" e anche in merito al procedimento Ciappazzi "la Procura ha ricostruito che l’operazione è nata dalla necessità della Parmatour di ricomprare la biglietteria turistica". I difensori di Tanzi, hanno chiesto l’unificazione perché – hanno spiegato prima di entrare in aula – "solo un processo unitario può riportare a galla la vera storia". A chi obiettava che il tentativo della difesa è di dilatare i tempi del processo, gli avvocati hanno replicato che "la prescrizione è di 22 anni e dunque la nostra non è una tattica dilatoria". La strategia della difesa di Tanzi sembrerebbe essere, in queste prime fasi del dibattimento, quella di far emergere anche la responsabilità delle banche nel crack.

"Tanzi ha già chiesto scusa ai risparmiatori, sa che non è sufficiente, quello che può fare è contribuire a far sì che tutti coloro che hanno avuto responsabilità nel fallimento del gruppo siano individuati correttamente – ha proseguito l’avvocato Biancolella – speriamo che possa venire alla luce, nel corso del processo, chi ha consigliato ai risparmiatori, che non erano in grado di giudicare le condizioni della Parmalat, di comprare i bond", ha concluso.

Il Tribunale, dopo aver sentito le parti, ha deciso per il rinvio che si è reso necessario – secondo il presidente del collegio dei giudici – per "meditare adeguatamente" dal momento che le richieste della difesa degli imputati, che aveva chiesto in aula di riunificare i filoni del processo, e quelle della Procura, che preferiva di procedere separatamente, necessitano di un "ulteriore approfondimento". Il procuratore Gerardo La Guardia, si è detto invece contrariato "per il rinvio troppo lontano nel tempo". La Procura di Parma ha voluto sottolineare l’esigenza di affrettare i tempi del processo. "In caso di mancata riunificazione – ha detto La Guardia – l’esito potrebbe arrivare anche fra cinque anni".

L’avvocato della Parmalat Marco De Luca, dal canto suo, ha osservato: "Ci aspettiamo un risarcimento", ricordando che i creditori hanno già avuto soddisfazione da quanto fatto dalla nuova Parmalat di Bondi e che "i risparmiatori hanno già ottenuto come risarcimento il 30%, il 40% – e in alcuni casi anche il 50% – di quanto investito". A rappresentare molti risparmiatori era presente l’avvocato Carlo Federico Grosso, il quale ha osservato che i tempi si annunciano lunghi: "Speriamo – ha detto – in alcune transazioni. Arrivare a sentenza è un conto, prendere i soldi un altro". E che tra rinvii, lungaggini e la complessità stessa del processo, la via giudiziaria rischi di essere troppo lunga e farraginosa – oltre al forte rischio di prescrizioni che potrebbero vanificare eventuali risultati a favore dei risparmiatori – lo pensano anche le associazioni che difendono i diritti dei risparmiatori.

"Per i piccoli risparmiatori, la via conciliativa rimane la soluzione più sicura per ottenere il rimborso totale o parziale dei soldi sottratti. Questo non significa che i responsabili del crack non debbano pagare per aver truffato migliaia di cittadini, ma che, in Italia, dove la macchina della Giustizia funziona male e a rilento, i risparmiatori comuni hanno, una maggiore probabilità di essere risarciti accedendo alla conciliazione", ha dichiarato il Movimento Difesa del Cittadino (MDC), in occasione dell’avvio del processo sul crack Parmalat.

"È stata proprio la conciliazione, infatti – precisa Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) – la procedura che ha permesso di risolvere la maggior parte delle controversie tra risparmiatori e banche, in seguito alle crisi che hanno caratterizzato, in questi ultimi anni, il mondo finanziario italiano. Le associazioni dei consumatori hanno giocato un ruolo importante nella negoziazione e nell’orientamento delle parti verso accordi reciprocamente soddisfacenti".

Grazie ai tavoli di conciliazione tra le associazioni dei consumatori e vari gruppi bancari, infatti, moltissimi risparmiatori hanno ottenuto rimborsi totali o parziali: solo con Banca Intesa, delle 13.499 domande di conciliazione per Parmalat discusse, il 38% ha ottenuto un rimborso parziale (5.130 domande) e il 6% un rimborso totale (810 domande).

 

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