PARMALAT. Tribunale Reggio Emilia: “Titoli erano rischiosi”. Soddisfatta Confconsumatori

I titoli Parmalat, venduti nel 2003 dalle banche, avevano un alto grado di rischiosità. Lo ha affermato il Tribunale di Reggio Emilia, in una pronuncia sulla vendita di azioni e obbligazioni effettuata da un istituto di credito. Viva soddisfazione ha espresso Confcosumatori, secondo cui si tratta di una sentenza molto importante per i risparmiatori poichè riconosce l’obbligo informativo sul rischio da assumere con l’investimento. Tale obbligo, infatti, sussiste nei confronti di tutta la clientela, a prescindere dalla propensione o meno ad investire.

"Secondo il Giudice, – sottolinea l’associazione – sebbene la banca avesse avvertito il cliente dell’inadeguatezza dell’operazione, la stessa poteva e doveva acquisire maggiori informazioni sulla situazione finanziaria del gruppo Parmalat, anche in considerazione dei diversi segnali dell’insolvenza, rivelatisi in quell’anno e capaci di compromettere l’investimento. Sempre per il Tribunale, l’istituto doveva rendere edotta la cliente dei maggiori rischi in cui sarebbe incorsa, a prescindere dalle caratteristiche dell’investitore e dalla sua dichiarata esperienza e propensione al rischio".

Dovere degli istituti di credito è quello di render noti ai risparmiatori tutti i rischi sull’acquisto dei titoli proposti. "La banca – conclude Confconsumatori – non ha assolto diligentemente al proprio obbligo informativo, posto che l’avvertenza scritta sull’ordine ("inadeguatezza rispetto agli obiettivi di investimento") non solo era assolutamente generica — non indicandosi nemmeno per quale profilo l’operazione dovesse ritenersi inadeguata (tipologia, oggetto, dimensioni, ecc.) – ma oltremodo carente, non avendo messo la propria cliente in grado di comprendere l’elevata rischiosità di quell’investimento. Se la giurisprudenza dei Tribunali non è, quindi, ancora chiarissima circa l’illegittimità di vendite di titoli Parmalat effettuate dalle banche negli anni precedenti, ormai costante è l’orientamento secondo il quale devono ritenersi contrarie alla legge quelle effettuate nel 2003 – e poco importa che si tratti di obbligazioni o di azioni".

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