POSTE. Parlamento Ue chiede: a gennaio 2011la liberalizzazione del settore

BRUXELLES. La Commissione Trasporti del Parlamento europeo ha votato una relazione di compromesso che fa slittare al 2011 il completamento della liberalizzazione dei servizi postali nei 27 paesi, cioè due anni dopo la data proposta dall’eurogoverno. Ma sarà gennaio 2013 per i nuovi Stati membri e per quegli Stati con caratteristiche orografiche di particolare complessità.

Il provvedimento farà cadere l’ultimo monopolio statale ancora esistente e che riguarda solo la corrispondenza con peso inferiore ai 50 grammi .Il Parlamento europeo pone quale condizione che questa corrispondenza sia, comunque, distribuita almeno cinque volte alla settimana a tutti i cittadini dell’Ue, quindi a anche coloro che abitano in zone meno facilmente raggiungibili, ed a ”prezzi accessibili”. Gli stati dovranno, inoltre, presentare un piano nazionale spiegando come intendono finanziare ”questo servizio universale”. "Alla fine penso si possa dire che abbiamo ottenuto un buon risultato", ha dichiarato il vice-presidente del parlamento europeo, Luigi Cocilovo (Margherita/ALDE). "Dopo un complesso periodo di negoziazione il Parlamento europeo si è ritrovato coeso sui punti fondamentali della direttiva".

D’altro canto, ha aggiunto Cocilovo, "anche su questo tema le esigenze del modello sociale europeo ci hanno esortato a condurre la direttiva entro i limiti di un’adeguata tutela di tutti i lavoratori coinvolti nel settore postale e di una altrettanto adeguata tutela del servizio pubblico. La possibilità di operare come fornitori del cosiddetto servizio universale sarà vincolata al rilascio di un’autorizzazione da parte del governo dello Stato membro: ciò si traduce nella possibilità di evitare dumping sociale attraverso lo sfruttamento di manodopera a basso costo e al tempo stesso vincolare il servizio offerto ad alti standard qualitativi".

Un nodo ancora da sciogliere sarà quello dell’effettivo meccanismo di finanziamento del servizio universale. Laddove le caratteristiche dei mercati di uno Stato membro non permettono al fornitore del servizio universale di operare secondo criteri di efficienza economica, gli Stati membri possono decidere di creare un fondo di compensazione cui tutti gli operatori del settore devono contribuire, o di finanziare direttamente l’operatore del servizio universale compensandolo dei costi netti sopportati per garantire il servizio pubblico. "Il rapporto redatto – ha spiegato Cocilovo – non fornisce i dettagli del modo in cui tale fondo di compensazione o tale compensazione pubblica possano essere implementati. Si prevedono più di un problema e tanto lavoro per gli avvocati del settore".

 

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