PREVIDENZA. Confesercenti, in arrivo maxi stangata sulle pensioni

Continua la caduta dei redditi dei pensionati. La stangata, tra il 2008 e il 2014, toccherà 1.108 euro (il 4,3%) sulle pensioni basse, peserà per 1.584 euro (il 2,2%) su quelle medie e per 1.722 euro (l’1,8%) su quelle relativamente alte. È il risultato di uno studio della Fipac Confesercenti su tre assegni-tipo da 564, 762 e 1.160 euro che analizza gli effetti del mancato recupero del fiscal drag (l’aumento della pressione fiscale dovuto all’inflazione) e le addizionali territoriali del federalismo. Questi due fattori sono costati, nel 2007-2009, rispettivamente 2,4 miliardi e quasi un miliardo. Dall’ultimo rapporto Inps emerge che oltre 8 milioni di pensioni, pari al 50,8% del totale, non arriva a 500 euro al mese. Proseguiamo: il 79% delle pensioni INPS non supera la soglia dei 1.000 euro mensili. Vi è poi un 11,1% che presenta importi compresi tra 1.000 e 1.500 euro mensili. Solo il 9,9% supera questa soglia di reddito. I commercianti devono accontentarsi di un assegno medio di 707 euro. A questo proposito vale la pena ricordare ancora che nel 2010 l’85% delle pensioni dei lavoratori autonomi – stiamo parlando di poco meno di 4 milioni di pensionati – sta dentro i 1.000 euro e in particolare il 51% – 2milioni e 400mila persone – non supera i 500 euro. Dati simili riguardano anche i lavoratori dipendenti, che hanno il 71% di pensioni entro i 1.000 euro.

La proposta della Fipac è dunque quella di ripristinare un meccanismo che neutralizzi il drenaggio fiscale e non applichi a queste pensioni gli aumenti delle addizionali Irpef successive a quelle già vigenti nel 2011. Questo almeno per le pensioni fino a 1.200 euro, ma sicuramente per quelle fino ad 800 euro per le quali si rischia un vergognoso scippo. E’ giunto il momento, invece, di pensare a qualche meccanismo che fino dalla più giovane età ponga le premesse in concreto per un sostegno alla futura pensione. Come provocazione per un confronto di merito mettiamo sul tavolo l’ipotesi di utilizzare parte di strumenti fiscali già esistenti come il 5 o l’8 per mille, per cominciare a determinare una sorta di dote previdenziale. Citiamo l’8% per mille in quanto c’è già una casella finalizzata allo Stato: e se destinassimo quel gettito nella direzione del futuro previdenziale dei giovani, anche al fine di sostenere le prevedibili pensioni più basse, non ci parrebbe una decisione sbagliata.

Ma non sono solo le pensioni a rendere amari i giorni della terza età: una vera e propria regressione si nota sul fronte e della sanità e della assistenza, mentre cresce il carico fiscale locale ed i servizi spesso offerti sono di livello mediocre o, addirittura, indecente per un paese civile. I cambiamenti sociali e demografici hanno messo a dura prova indubbiamente la tenuta complessiva del sistema che deve necessariamente ripensare il concetto stesso di salute. Il servizio sanitario nazionale ha senza dubbio bisogno di rinnovarsi e diventare più moderno dal punto di vista strutturale, tecnologico, dell’organizzazione e dei servizi offerti. Tutto questo contribuirebbe a ridare dignità di cittadini alle vittime del sistema a cominciare dalle liste di attesa che devono sopportare i malati e gli anziani non autosufficienti per essere assistiti. Qui si deve voltare pagina ma puntando sulla collaborazione di tutti gli attori del sistema sanitario a cominciare dai medici di base. Occorre pervenire ad una gestione della spesa sanitaria basata complessivamente su di una maggiore efficienza, improntare i processi decisionali ed operativi alla massima trasparenza e fare in modo che gli acquisti siano maggiormente orientati alla qualità ed alla convenienza.

Nel frattempo il Codacons ricorda la mega class action lanciata nei confronti della pubblica amministrazione per tutelare gli interessi dei pensionati. "Da un lato, le pensioni italiane sono tra le più basse d’Europa, e quelle sottoposte alla maggiore pressione fiscale, dall’altro il costo della vita continua ad aumentare inesorabilmente, senza che a ciò corrisponda un incremento del reddito netto percepito dai pensionati – spiega il presidente Carlo Rienzi – Tale situazione, ha portato ad un dimezzamento del potere d’acquisto negli ultimi 18 anni, e rischia di far entrare a breve centinaia di migliaia di anziani nella fascia di povertà, considerate le novità introdotte dalla manovra che colpiscono proprio il ceto medio/basso". Con tale azione collettiva si chiede allo Stato italiano di emettere tutti gli atti dovuti già previsti dalla legge per riequilibrare il sacrificio economico patito dai pensionati e quindi, anche in esecuzione dei principi costituzionali di cui all’art. 53 della Costituzione e art. 25 della Carta dei diritti dell’uomo, di predisporre tutti gli interventi relativi al Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali previsto per legge ogni tre anni.

Per aderire all’azione, proposta in base al Decreto Legislativo 198/2009, è sufficiente collegarsi al sito www.codacons.it e seguire le istruzioni. L’adesione è completamente gratuita.

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