PREVIDENZA. Corte Ue condanna le età diverse del trattamento pensionistico INPDAP

Secondo la Corte di Giustizia, che oggi ha pronunciato la sentenza C-46/07 che contrappone la Commissione Ue all’Italia, nel nostro Paese, mantenendo in vigore una normativa in forza della quale i dipendenti pubblici hanno diritto a percepire la pensione di vecchiaia a età diverse a seconda che siano uomini o donne, è venuta meno agli obblighi di cui all’art. 141 CE.

Ai sensi del decreto legislativo 1992, n. 503, i dipendenti pubblici hanno diritto alla pensione di vecchiaia nell’ambito del regime gestito dall’INPDAP alla stessa età prevista dal sistema pensionistico gestito dall’Istituto nazionale della previdenza sociale per le categorie generali di lavoratori: 60 anni per le donne e 65 per gli uomini. Questo regime garantisce ai propri iscritti la tutela previdenziale per invalidità, vecchiaia, malattia e superstiti. Esso dispone di un bilancio indipendente finanziato con i contributi e la copertura degli eventuali disavanzi è garantita dalle leggi finanziarie annuali.

La Commissione, ritenendo che si trattasse di un regime discriminatorio, ha adito la Corte che si pronunciata in senso favorevole all’esecutivo Ue dichiarando che l’Italia con la normativa in questione viola il principio della parità di trattamento sancito dall’art. 141 CE.

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