PREVIDENZA. La riforma del Tfr: una scelta irreversibile

Si è tenuto oggi a Milano – per iniziativa di Alleanza Assicurazioni – un incontro con la stampa sulla riforma del TFR, durante il quale il gruppo assicurativo ha preso in esame gli elementi che caratterizzano il nuovo sistema pensionistico che comporterà una scelta difficile e irreversibile per i lavoratori del settore privato, ad esclusione dei pubblici dipendenti per i quali continua ad applicarsi la disciplina previgente.

Nel corso dell’incontro, che si proponeva l’obiettivo di fare il punto sulle riforme Amato e Dini – che prevedono rispettivamente la modifica nell’ambito del sistema retributivo (pensione calcolata sulle ultime retribuzioni percepite dal lavoratore, elevazione dell’età pensionabile da 55 a 60 anni per le donne, innalzamento del minimo contributivo da 15 a 20 anni, etc.), e l’introduzione del sistema contributivo (pensione calcolata in funzione dei contributi realmente versati dal lavoratore, etc.) – sono state prese in esame le conseguenze per i lavoratori che entro il 30 giugno prossimo dovranno decidere cosa fare del TFR (trattamento di fine rapporto) maturato.

La Legge finanziaria approvata nel dicembre dello scorso anno, che ha anticipato al 1° gennaio 2007 l’entrata della Riforma della previdenza complementare introduce infatti il meccanismo del silenzio/assenso sulla destinazione del TFR, che potrebbe rivelarsi molto pericoloso per il lavoratore stesso in quanto irreversibile in caso di non scelta, poiché il TFR finirebbe irrevocabilmente nella previdenza complimentare, mentre in alternativa se lasciato in azienda potrà sempre decidere diversamente in futuro. "Si tratta di un bivio insidioso, che di fatto tende a forzare la scelta del lavoratore", ha spiegato a Help Consumatori Daniele Pesce, direttore del marketing di Alleanza assicurazioni, precisando che ogni lavoratore dovrà prendere la sua decisione in funzione della situazione previdenziale e alle attese relative alla pensione pubblica maturata.

Entro il 30 giugno prossimo in effetti il lavoratore si troverà davanti a un scelta che non consente ripensamenti: se lasciare il TFR in azienda, sapendo che se fino a ieri andava in pensione con una rendita pari al 70% dell’ultima retribuzione e una liquidazione (TFR) immediatamente spendibile, con l’introduzione del nuovo sistema pensionistico il lavoratore andrà in pensione più tardi, con una rendita pari al 50%-60% dell’ultima retribuzione ma dovrà decidere se tenersi la liquidazione maturata e una pensione più bassa, o se investirla nella speranza di avere una pensione vicina all’80% dell’ultima retribuzione, perdendo però il TFR maturato.

 

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