PREZZI. Alimentari: più 9,9% per i vegetali. Federconsumatori e Adusbef: “Tensioni ingiustificate”

Aumentano i prezzi dei prodotti acquistati dagli agricoltori e i prezzi dei beni venduti, e considerando le variazione medie annue del 2010 rispetto al 2009, l’indice dei prezzi dei prodotti acquistati è aumentato del 2,5%, mentre quello dei prodotti venduti ha registrato una crescita dell’1,5%. Sul versante dei prodotto venduti, nel quarto trimestre del 2010 i Prodotti vegetali segnalano, sull’anno, un aumento del 9,9% e del 16,2% al netto di Frutta e Ortaggi. In particolare, gli aumenti maggiori hanno riguardato i Cereali (più 39,1%) e le Patate (più 25,2%). È quanto segnala oggi l’Istat nel report "Indici dei prezzi dei prodotti agricoli" relativo al quarto trimestre del 2010.

Le ripercussione sui prezzi praticati ai consumatori vengono analizzate da Federconsumatori e Adusbef, per le quali "si fanno sempre più preoccupanti le tensioni sui prezzi degli alimentari segnalate oggi anche dall’Istat.Il carrello della spesa, nell’ultimo trimestre del 2010, ha subito un rincaro del +9,9%. Tensioni che proseguono e che, torniamo a ribadire, sono del tutto ingiustificate".

Per le due associazioni, anche nel settore alimentare si stanno riducendo i consumi, mentre "l’aumento dei costi delle materie prime, di solito utilizzato quale alibi per i rincari, incide nei processi di trasformazione solo intorno al 15%". Per i due presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, gli aumenti non dovrebbero avvenire perché come nel settore dei carburanti "i prezzi tendono ad adeguarsi sempre e solo in un’unica direzione: al rialzo".

Spiegano Federconsumatori e Adusbef: "Ne è un esempio il costo del grano: quando, lo scorso anno, il costo di tale materia prima ha registrato una forte diminuzione rispetto ai livelli registrati negli anni precedenti, passando da 0.48 euro al kg a 0.15 euro al kg, non vi è stata alcune diminuzione sul costo della pasta o del pane. Tutto ciò ha comportato la "stratificazione" di queste progressive mancate diminuzioni, quindi, dovrebbe essere più che sufficiente a riassorbire e riequilibrare l’andamento dei costi delle materie prime, senza determinare ulteriori ricadute sulle famiglie, il cui potere di acquisto è ormai allo stremo". Fra le richieste avanzate, c’è quella di un maggiore equilibrio dei costi di filiera, con una razionalizzazione che elimini gli sprechi e aumenti gli spazi per la vendita diretta.

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