PREZZI. Antitrust multa pastai, tutte le reazioni

La multa dell’Antitrust alle aziende produttrici di pasta raccoglie subito le reazioni dei Consumatori, che apprezzano la decisione, denunciano i rincari sostenuti dalle famiglie italiane nel corso dell’anno e chiedono una riduzione del prezzo della pasta. Gli agricoltori dal loro canto denunciano l’ampliamento della forchetta di prezzo fra grano duro alla produzione e prezzo finale al consumatore.

"L’intervento dell’Authority – ha commentato Massimiliano Dona, Segretario generale dell’Unione Nazionale Consumatori – è un importante segnale a conferma del grado di trasparenza del nostro mercato. E’ infatti inammissibile che a fronte di una sostanziale riduzione dei costi delle materie prime, il prezzo della pasta continui ad aumentare. Solo assicurando una libera concorrenza sul mercato e combattendo i comportamenti speculativi di chi opera rincari ingiustificati si potrà garantire al consumatore un reale contenimento dei costi".

Federconsumatori ricorda gli aumenti segnalati anche dal proprio Osservatorio nazionale – fino al 35% fra il 2007 e il 2008 – e stima una spesa aggiuntiva di 146 euro l’anno per una famiglia che consumi in media un kg di pasta al giorno. Tutto questo mentre da gennaio 2008 il prezzo del grano è calato del 60%, passando da 0,48 euro a 0,19 euro al kg."Alla luce di quanto accaduto, chiediamo un risarcimento dei danni subiti dalle famiglie italiane e una riduzione immediata, di almeno la metà, del prezzo della pasta – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – Inoltre, riguardo alle affermazioni di chi dovrebbe vigilare sui prezzi, che dichiara addirittura un contenimento del prezzo della pasta, ci auguriamo di aver letto male, perché non risulta né a noi, né tantomeno alle famiglie che continuano a pagare caro questo prodotto fondamentale!".

"Nel 2008 abbiamo più volte denunciato all’Autorità come i prezzi al dettaglio della pasta crescessero senza alcuna ragione, mentre il costo del grano diminuiva sensibilmente – ha detto il presidente Codacons Carlo Rienzi – Una speculazione ora confermata dall’Antitrust, che ha determinato un danno non indifferente per le famiglie italiane, ognuna delle quali nel 2008 ha speso 140 euro in più solo per gli aumenti ingiustificati su pane e pasta". Per Rienzi si tratta di "soldi che devono essere restituiti ai consumatori".

Cittadinanzattiva chiede che i soldi "siano restituiti ai cittadini attraverso campagne di informazione e attività di monitoraggio civico sui prezzi e sulla sicurezza alimentare": è quando ha detto Tonino D’Angelo, coordinatore dei Procuratori dei cittadini di Cittadinanzattiva. "L’intera somma della multa sia utilizzata per finanziare un Fondo ad hoc, all’ interno del più ampio Fondo delle multe Antitrust, per campagne di tutela e monitoraggio, attuato dagli stessi cittadini, sui prezzi e la sicurezza degli alimenti. In questo caso, infatti, in assenza di una normativa che renda automatico il risarcimento diretto dei cittadini in seguito a multe Antitrust, sarebbe difficile risarcire i singoli consumatori e probabilmente le cifre sarebbero irrisorie. La destinazione della somma della multa in un Fondo ad hoc sarebbe invece, secondo noi, un ottimo mezzo per investire su un settore delicato per le tasche e la salute dei cittadini e per dare un forte segnale alle aziende", conclude D’Angelo.

Il presidente Coldiretti Sergio Marini afferma che "i soldi delle multe che le industrie pastaie devono pagare all’Antitrust andrebbero restituiti ai consumatori e agli agricoltori con il prezzo riconosciuto per il grano duro che è dimezzato rispetto allo scorso anno, senza alcun beneficio per i cittadini che hanno invece dovuto subire ingiustificati rincari". Oggi le quotazioni del grano duro si trovano, sottolinea la Coldiretti, su valori di quasi venti anni fa, attorno a 22 centesimi al chilo, mentre il costo medio della pasta si aggira attorno a 1,4 euro al chilo, praticamente stabile secondo i dati del servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole. "La forbice dei prezzi tra la pasta acquistata dai consumatori e il grano duro coltivato dagli agricoltori si è allargata dunque su livelli insostenibili per imprese agricole e consumatori".

Per il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi "questa vicenda ripropone con urgenza l’esigenza di fare massima chiarezza sul mercato e rendere trasparenti i prezzi dall’origine al dettaglio. La nostra proposta del ‘doppio prezzo’ (quello praticato sul campo e quello sugli scaffali) è estremamente attuale e sarebbe opportuno che il Governo e il Parlamento provvedano ad adottare una misura del genere per renderla obbligatoria in etichetta".

"Per quanto riguarda la pasta, parlano da sole le cifre. Le quotazioni del grano – sottolinea il presidente della Cia- sono oggi uguali a quelle di venti anni fa, praticamente intorno a 0,20 euro il chilo, mentre al consumo i prezzi in media sono, per un chilo di pasta, tra 1,50 e 2,00 euro. Uno scarto eccessivo che giustamente ha fatto intervenire l’Antitrust. Cosa fare adesso? Credo che restituire i soldi ai consumatori e agli agricoltori sia praticamente impossibile. Facciamo, però, in maniera che casi del genere non accadano più. Bene, pertanto, l’operato dell’Antitrust. Impegniamoci per rendere sempre più equilibrato il mercato, rafforzando e rendendo più stretti i rapporti di filiera, dal campo alla tavola".

Sul provvedimento arriva inoltre il commento di Fiesa Confesercenti: "Finalmente, dopo mesi di polemiche sugli aumenti del prezzo della pasta che hanno coinvolto anche la distribuzione al dettaglio, l’intervento dell’Antitrust fa chiarezza. Da sempre la Fiesa ribadisce l’estraneità degli esercizi commerciali nella determinazione e negli aumenti del prezzo che invece sono stati ripetutamente ed impropriamente accollati proprio al sistema distributivo. Ci auguriamo che da qui in avanti in luogo delle solite accuse venga riconosciuto agli esercizi commerciali il ruolo di calmieratori dei prezzi evitando che incidessero sulle tasche delle famiglie più di quanto non sia stato".

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