PREZZI. Benzina, Consumatori: ricadute per 254 euro. È polemica sui rincari

Continua a far discutere il prezzo della benzina. "Se i prezzi si attesteranno ad oltre 1.42 euro/litro la ricaduta negativa dovrà essere aggiornata di ulteriori 24 euro per costi diretti, più 20 euro per costi indiretti, pari ad un totale di 254 euro": sono le stime odierne di Federconsumatori e Adusbef, che a ogni aumento del prezzo della benzina hanno conteggiato e adeguato le ricadute negative in termini di costi diretti e indiretti. Con i continui aumenti, tali stime sono passate da 171 euro annui a 210 euro annui e ora salgono ancora. Secondo Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, presidenti Adusbef e Federconsumatori, "una tale cifra diventa non insopportabile bensì rovinosa per i bilanci familiari, ed allora quando si prenderanno decisioni conseguenti per rendere minimo l’effetto costo-carburanti all’aumento del costo del petrolio? In attesa di passare dalle tante parole ai fatti (verifica della doppia velocità, razionalizzazione rete carburanti, apertura alla grande distribuzione ecc.) è urgente e ormai ineludibile, sterilizzare gli aumenti dell’IVA attraverso la resa mobile dell’Accisa (tassa attualmente fissa di 56 centesimi litro), e ciò non per diminuire la tassazione, che sarebbe peraltro cosa buona e giusta, ma almeno per non farla aumentare".

Nel frattempo, la polemica è esplosa. I Consumatori protestano e lanciano proposte per intervenire. Solo ieri, il Codacons ha stimato che con gli aumenti di Pasqua "le compagnie petrolifere daranno una stangata ulteriore ai poveri automobilisti tartassati – ha detto il presidente Codacons, Carlo Rienzi – determinando, per il solo rientro dalle vacanze di Pasqua, una "sovrattassa’ aggiuntiva pari a 19 milioni di euro". L’associazione ha denunciato il meccanismo moltiplicativo sui prezzi della merce trasportata su gomma. E ha commentato: "Il Governo avrebbe dovuto dimostrare di non essere succube delle compagnie petrolifere, liberalizzando il settore, favorendo l’ingresso di nuovi competitori, come la grande distribuzione e le pompe bianche, favorendo la trasparenza dei prezzi (vedi benzacartelloni ed insegne luminose). Ma evidentemente il Governo è rimasto a "secco’ di misure, visto che è da un anno che annuncia la riforma del settore, senza però aver ancora preso un solo provvedimento. Peraltro le poche misure proclamate e mai fatte sarebbero comunque insufficienti e blande anche solo per attenuare lo strapotere delle compagnie petrolifere".

E proprio ieri si è levata la voce dell’Unione petrolifera, che ha contestato fra l’altro anche gli articoli pubblicati dal Corriere della Sera lo scorso 2 aprile, quando il quotidiano ha aperto in prima pagina con il titolo "Benzina, il prezzo scandalo". Ha detto l’UP: "Le polemiche assolutamente infondate e strumentali innescate anche dagli articoli del Corriere della Sera del 2 aprile sui prezzi dei carburanti denotano la superficialità ed approssimazione con la quale alcune associazioni dei consumatori, ed alcuni organi di stampa sono abituati a trattare la materia. Ignorare infatti i recenti aumenti registrati nella quotazioni internazionali dei carburanti e riflessi solo in parte nei prezzi interni, ed accusare di manovre speculative le aziende vuol dire essere in malafede o negare l’evidenza. Non è possibile alimentare una campagna denigratoria e formulare accuse inesistenti senza rendere conto delle affermazioni fantasiose fatte mirando a raccogliere solo un facile quanto inutile consenso mediatico". Da qui la conclusione: "Le aziende petrolifere si riservano di valutare l’esistenza di estremi diffamatori nelle reiterate dichiarazioni di alcune associazioni dei consumatori e di possibili ricorsi nelle sedi giurisdizionali".

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