PREZZI. Benzina, Tavolo MSE tornerà a riunirsi il 22 marzo

Appuntamento fra una decina di giorni per una nuova convocazione del tavolo sui prezzi dei carburanti. Il Governo, ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Paolo Romani, sta lavorando "a una riforma strutturale sulla quale siamo impegnati a trovare un accordo". Se ne riparlerà dunque il 22 marzo: fino ad allora, sarà raccolta tutta la documentazione presentata dalle parti – produttori, gestori e consumatori – con l’obiettivo di arrivare a decidere quali provvedimenti adottare. Ha detto Romani a conclusione del tavolo: "È stato un incontro importante in cui è emerso che non ci sono dogmi definitivi rispetto al costo della benzina. Ci vediamo il prossimo 22 marzo per riparlarne. Da un lato si affronterà – con un intervento urgente – l’emergenza del costo della benzina, poi faremo la riforma strutturale del settore". In tema di doppia velocità dei prezzi, Romani ha aggiunto: "Abbiamo fatti controlli puntuali e statisticamente non abbiamo percezione di distorsioni in questo senso".

Proprio oggii gestori di Faib-Confesercenti e Fegica-Cisl hanno presentato un disegno di legge di iniziativa parlamentare per la riorganizzazione e l’efficienza del mercato petrolifero e per il contenimento dei prezzi dei carburanti, chiedendo una riduzione delle accise dei carburanti di 4 centesimi al litro per i prossimi due mesi.

Dal canto loro, le associazioni dei consumatori esprimono valutazioni diverse. Alle parole del Ministro, rispondono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti Federconsumatori e Adusbef: "Per quanto riguarda i carburanti, a dir la verità, un dogma ci deve essere: fare in modo che lo Stato non si trasformi dell’ottava sorella, lucrando sugli aumenti dei carburanti grazie all’aumento della tassazione".

Le due associazioni ricordano che l’Iva è aumentata rispetto allo scorso marzo per la benzina di 4 centesimi al litro e per il gasolio di altrettanti 4 centesimi al litro. "Applicando tali aumenti ai diversi miliardi di litri di carburanti erogati, emerge che l’Erario, di questo passo, potrà avere maggiori entrate: per la benzina pari a 52 milioni di euro al mese e, per il gasolio, pari a 99 milioni di euro al mese. Lo Stato, quindi, potrebbe percepire complessivamente 151 milioni di euro al mese, pari a 1 miliardo e 812 milioni di euro in un anno". Per le due associazioni, sono necessari un intervento immediato sulla tassazione, riportandola ai livelli dello scorso anno e, contestualmente, la realizzazione della cosiddetta "accisa mobile", che contribuirebbe ad un calmieramento del costo dei carburanti. A questo andrebbe aggiunta la piena operatività della commissione istituzionale sulla doppia velocità dei prezzi dei carburanti, l’apertura della vendita attraverso la grande distribuzione e il blocco settimanale degli aumenti.

Più possibilista rispetto all’esito della Commissione di valutazione delle dinamiche dei prezzi dei carburanti è l’Adoc, che in una nota "esprime il suo apprezzamento per la presa di posizione assunta dal Ministro dello Sviluppo Economico Romani che, per la prima volta, ha aperto ad una riforma strutturale della rete di distribuzione dei carburanti in Italia e ad un intervento su accise e Iva, evidenziando come lo Stato intenda fare la sua parte per contenere i costi dei carburanti". Per l’associazione è importante il percorso avviato dalla Commissione, che prevede al suo interno rappresentati delle associazioni dei consumatori iscritte al Cncu.

In particolare, della prima bozza di riforma l’Adoc "sottolinea l’importanza di liberalizzare il mercato della benzina e del gasolio all’ingrosso, un mercato oggi troppo stretto tra le grandi compagnie petrolifere, che lascia poco margine alle compagnie e ai distributori indipendenti. Inoltre, c’è apprezzamento per la volontà di dare ai distributori la possibilità di vendere anche prodotti "non-oil", un sistema che potrebbe aumentare la concorrenza nel settore. L’associazione è contraria, invece, alla soluzione di puntare sui self-service, chiudendo il 25% degli impianti. Il margine di guadagno del distributore è di solo il 2% al litro, pertanto gli unici effetti della chiusura degli impianti sarebbero la riduzione della concorrenza e i danni economici per gli impianti a conduzione familiare che, soprattutto al centro-sud, rappresentano una importante risorsa sociale ed economica".

A margine, l’Adoc segnala un altro fenomeno: i consumatori stanno denunciando che ci sono sempre più spesso impurità nel diesel normale, che spingono gli stessi ad acquistare il diesel power. Questo è molto più costoso e di fatto annulla il divario di prezzo con la benzina.

Adiconsum, dal canto suo, è "profondamente convinta che il Governo debba attivarsi per il taglio delle accise e debba realizzare nel contempo un controllo sulle eventuali speculazioni poste in atto dalle compagnie petrolifere". "Adiconsum – ha detto Pietro Giordano, segretario nazionale – appoggia pienamente l’iniziativa lanciata da Cisl e Confesercenti di un disegno di legge di iniziativa parlamentare con il sostegno popolare per la raccolta di 500.000 firme necessarie al deposito della proposta stessa in Parlamento. Proposta che, se varata, porterebbe alla famiglie un risparmio medio di 500 euro annui".

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