PREZZI. Buoni pasto, Adoc: adeguare il valore al costo della vita

Addio pranzo con un singolo buono pasto, che basta appena per un succo di frutta e un tramezzino. Il valore va adeguato al costo della vita e va anche abolita la scadenza: ogni anno la percentuale di buoni non utilizzati perché scaduti si aggira intorno al 10% con una perdita di circa 200 euro. È quanto chiede l’Adoc, che ha in programma una conferenza stampa sui ticket il prossimo 15 luglio a Roma presso la sede di Confcommercio.

"Condividiamo e rilanciamo la proposta della Fipe di aumentare il valore esentasse dei buoni pasto, in Italia fermo da 12 anni a 5,29 euro – dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – considerato che gli utenti giornalieri sono circa 2 milioni, e oltre 100 mila i ristoranti convenzionati, aumentare il valore dei buoni aiuterebbe i consumatori in un momento di gravi difficoltà economiche, testimoniato anche dalla crisi dei consumi. Negli altri Paesi europei l’adeguamento è già stato realizzato: in Spagna il valore defiscalizzato è di 9 euro, circa il 70% in più dell’Italia, in Francia 7 euro, in Portogallo 6,70 euro". L’Adoc propone inoltre di eliminare la scadenza del buono al 31 dicembre dell’anno di emissione.

"Secondo le nostre stime circa il 10% dei buoni pasto in circolazione non viene utilizzato perché scaduto – continua Pileri – comportando così la perdita per il possessore del buono pari al 15% del suo valore, per un totale di circa 200 euro".

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