PREZZI. CTCU: il riscaldamento è diventato un “secondo affitto” da pagare

Il Centro Tutela Consumatori Utenti (CTCU) è perentorio: il riscaldamento è ormai diventato un "secondo affitto" da pagare a causa dell’aumento dei carburanti, con il risultato che "una famiglia che 5 anni fa spendeva 1.500 euro per stare al caldo, oggi è costretta a pagare molto di più". Quanto di più? Il confronto fatto dall’associazione riguarda il riscaldamento per un fabbisogno annuo pari a 15.000 chilowattora e la differenza di prezzo riscontrata fra il 2005 e il 2010 a Bolzano: l’aumento dei costi può arrivare anche a 200 euro a seconda del combustibile.

Ad esempio, per il gasolio si pagava 1.575 euro nel 2005, si paga 1.650 euro quest’anno, con un aumento percentuale del 5%; il gas metano passa da 915 euro a 1.110 euro con un aumento del 21%; il GPL da 2.085 euro del 2005 a 2.115 euro di quest’anno, con un aumento dell’1%; il teleriscaldamento aumenta del 10% passando dai 1.200 euro di cinque anni fa ai 1.320 di quest’anno.

Spiega il CTCU: "Sono vari i fattori che incidono sui costi di riscaldamento di un’abitazione: oltre ai costi per il combustibile stesso e lo standard di coibentazione dell’edificio, anche l’età dell’impianto di riscaldamento e la sua efficienza sono fattori determinanti. Un impianto "in là negli anni" (20 anni o più) consuma un 20% in più rispetto ad impianti nuovi (questo valore può anche essere superiore)".

Come tenere sotto controllo i costi? Ecco qualche indicazione da tenere presente: abbassare la temperatura dell’abitazione di 1°C equivale ad un risparmio del 6% circa; disporre un abbassamento della temperatura di 4°C durante la notte o in periodi di assenza da casa comporta un risparmio del 10%.

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