PREZZI. Carburanti, AACC: “Benzina mai così cara. In Italia costa il 13% in più di media europea”

Sembra che oggi sia un giorno di tregua, dopo gli aumenti ininterrotti dei prezzi dei carburanti alla pompa, su tutta la rete di distribuzione italiana. Dopo il nuovo record registrato ieri, stamattina nessuna compagnia ha messo mano ai listini. Ma se si guarda alle singole Regioni, si trovano ancora ritocchi all’insù; al Sud si registrano punte massime, in continua crescita, che toccano quota 1,640 euro/litro per la benzina e di 1,529 euro/litro per il diesel.

Federconsumatori e Adusbef protestano: "I carburanti non hanno mai registrato costi simili, neanche quando il petrolio è schizzato a 148 dollari al barile! A suscitare indignazione, in tutta questa situazione, non è solo la corsa inammissibile dei costi dei carburanti, ma anche l’assoluta immobilità ed inazione del Governo che, l’unica volta che si è deciso ad intervenire sulla questione, ha pensato bene di aumentare l’accisa sui carburanti, come se non fossero già abbastanza cari – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – Le ricadute per i cittadini, infatti, hanno ormai raggiunto livelli insopportabili: rispetto allo scorso anno, i carburanti registrano un aumento di 240 euro in più annui (per i soli costi diretti), a cui si aggiungono ricadute di 170 euro per i costi indiretti, dovute al fatto che buona parte dei beni è trasportata su gomma. Per un totale di ben + 410 euro".

Le Associazioni accusano il Governo di essere diventato ormai "l’ottava sorella, grazie al contributo dei cittadini che, oltre a pagare i profitti della filiera petrolifera, alimentano anche le casse dello Stato tramite l’incremento della tassazione. Grazie all’aumento dovuti all’IVA, infatti, lo Stato percepirà complessivamente 151 milioni di euro al mese in più, pari a 1 miliardo e 812 milioni di euro in un anno. Se a questo aumento, poi, si aggiungono gli ulteriori ed indecenti aumenti decisi sull’accisa della benzina di 2 centesimi al litro, il ricavo complessivo raggiungerà l’incredibile cifra di 2 miliardi e 124 milioni in più all’anno (per maggiori entrate sulla benzina di 312 milioni annui)".

"I cittadini sono indignati e, come segnalano quotidianamente presso i nostri sportelli, è indispensabile prendere almeno due provvedimenti immediati che porterebbero benefici immediati alle tasche degli automobilisti:

  • l’applicazione dell’accisa mobile, in modo che diminuisca quando il costo della materia prima aumenta, in modo da riequilibrare la tassazione;
  • l’avvio delle misure sottoscritte nell’accordo con la filiera petrolifera: Commissione istituzionale sulla doppia velocità, blocco settimanale degli aumenti, razionalizzazione della rete e apertura della vendita presso il canale della grande distribuzione.

Intanto gli automobilisti possono consultare sul sito di Federconsumatori l’elenco gratuito delle pompe bianche, ovvero i distributori no logo (gli unici che, in questi giorni, al posto di aumentare stanno diminuendo i prezzi di qualche centesimo), presso i quali è possibile risparmiare anche 8-9 centesimi al litro.

L’Adoc guarda, invece, al confronto con il resto d’Europa, dove un litro di verde costa mediamente 1,38 euro, il 13,4% in meno che in Italia, una differenza di oltre 10 euro a pieno, che in un anno si traduce in 250 euro in più di spesa per gli automobilisti italiani. "I consumatori italiani spendono circa 250 euro in più l’anno rispetto alla media europea – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – una differenza di spesa notevole,che evidenzia le enormi difficoltà economiche delle famiglie italiane. Rispetto alla media europea da noi un litro di verde costa il 13,4% in più. Al confine il risparmio è garantito, in Svizzera si spende l’11,9% in meno, in Francia lo 0,6% in meno, in Austria la differenza è del 6%, in Slovenia la verde costa il 22,3% in meno. Solo in Scandinavia, in Gran Bretagna, in Grecia e in Olanda il prezzo è maggiore".

"E con l’introduzione dell’accisa – continua Pileri – la situazione non farà che peggiorare. Un ulteriore rincaro che alla fine peserà per 200 euro sulle famiglie italiane, trasformando la benzina in un bene di "lusso", tanto che è in costante diminuzione il numero di automobilisti abituali, stimiamo che entro fine anno il 10% rinuncerà all’uso della macchina per muoversi". L’Adoc ribadisce la sua contrarietà ad ogni aumento dei prezzi dei carburanti, o di introduzione di nuove tasse, quando si sarebbe dovuto tagliare di almeno 8 centesimi le precedenti accise. "Una soluzione, quella di intervenire su Iva e accise in modo da ridurre i prezzi dei carburanti, di cui si era discusso anche con il Ministro Romani. Ad ogni modo, chiediamo che il Governo fissi un termine certo di imposizione della nuova accisa, che non può diventare parte integrante, vita natural durante, del prezzo della benzina come lo sono le accise per l’Abissinia, introdotte nel 1935."

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