PREZZI. Carburanti, Figisc Confcommercio: nei prossimi giorni aumenti di 1,5 cent

Prezzi dei carburanti: è "ragionevole e legittimo attendersi per i prossimi giorni aumenti dei prezzi attorno a 1,5 centesimi". È quanto rileva oggi Figisc Confcommercio (Federazione italiana gestori impianti stradali carburanti) sulla base di un’analisi dell’andamento del greggio e del mercato. Afferma infatti il presidente nazionale Luca Squeri: "Negli otto giorni appena trascorsi, oltre ad una modesta variazione in aumento delle quotazioni del greggio (appena +0,88 euro/barile) e ad un minimissimo apprezzamento del cambio, il mercato ha registrato una sostanziale stabilità dei prezzi internazionali dei prodotti ‘finiti’: il Platt’s benzina, infatti, ha guadagnato solo +0,002 euro/litro con IVA, mentre il Platt’s gasolio è rimasto stazionario. Rispetto a questo andamento, il prezzo Italia è, invece, aumentato di +0,005 euro/litro per la benzina e di +0,006 euro/litro per il gasolio. Lo scarto tra incrementi o stabilità internazionali ed incrementi nazionali è, dunque, per questi otto giorni di 0,003 euro/litro per la benzina e di 0,006 per il gasolio, un valore, però, che va letto nel contesto del gioco dei recuperi e delle perdite delle ultime tre settimane: il dato finale è che sulla benzina non sono stati scaricati sul mercato interno aumenti internazionali per circa 0,7 eurocent/litro e che sul gasolio, invece, sono stati scaricati 0,8 eurocent/litro in più rispetto alle variazioni internazionali. Un saldo, dunque, neutro per il Consumatore".

Squeri prevede per la prossima settimana un aumento dei prezzi: "Il cambio con il dollaro ha avuto ieri uno scivolone, inoltre negli ultimi due giorni il Platt’s è aumentato tra i 2,1 ed i 2,3 eurocent/litro, a seconda del prodotto: ragionevole e legittimo attendersi per i prossimi giorni aumenti dei prezzi attorno a 1,5 centesimi".

Alla fine dell’anno, aggiunge, "tutti gli Europei hanno pagato per carburanti nel 2010 più che nel 2009, come effetto sia degli incrementi dei prezzi della materia prima e dei prodotti lavorati, sia di interventi degli Stati sulle accise o sull’IVA (circa 41,5 miliardi di euro nei soli 15 Paesi membri prima dell’allargamento 2004): tuttavia, gli Italiani sono tra quelli che, con i Tedeschi, hanno pagato di meno (circa 0,131 euro/litro), e, non essendoci stati interventi governativi di aggravio delle imposte, sui prezzi si è risentito almeno solo l’esatto adeguamento dei rincari del mercato internazionale."

La metodologia seguita per calcolare il prezzo della benzina viene però criticata da Federconsumatori e Adusbef, che sottolineano di aver fatto sempre riferimento al prezzo del petrolio e alle sue variazioni. Considerando invece solo l’indice Platt’s, affermano le due associazioni, il ragionamento si sposta sulla filiera produttiva italiana. In questo modo, spiegano: "Se si vuole, come è polemica di questi mesi, fare riferimento solo all’indice Platt’s allora la questione si sposta pressocché in maniera esclusiva lungo la nostra filiera, quella del nostro Paese, che è costituita essenzialmente da raffinatori e distributori. Quindi se a parità di costo del petrolio (o addirittura a prezzi inferiori pur tenendo ovviamente conto del cambio dollaro- euro) i prezzi dei carburanti aumentano considerevolmente, significa che i ricavi vanno a coprire o speculazioni oppure inefficienze strutturali della filiera stessa. E allora se gli attuali prezzi della benzina (1,47-1,50 euro/litro) corrispondono a quelli praticati con il petrolio (maggio 2008) pari a 126 dollari al barile, che corretti esattamente al cambio corrisponderebbero a 109-110 dollari, sorge la domanda: perché oggi gli stessi prezzi della benzina con il petrolio a 90 dollari al barile, e cioè a 20 dollari in meno? Se la risposta è quella che bisogna vedere le quotazioni Platt’s per i carburanti, si può anche fare, ma ciò significherebbe che questi sovrapprezzi (di almeno 8-9 cent litro) sono esclusivamente correlati alla nostra filiera petrolifera sia per inefficienze nella Raffinazione e nella Distribuzione o più semplicemente a volontà di maggiori guadagni".

Adusbef e Federconsumatori chiedono dunque la Commissione istituzionale sulla doppia velocità dei prezzi, la razionalizzazione della rete e l’apertura della vendita alla grande distribuzione, e il blocco settimanale, meglio ancora se quindicinale, degli aumenti.

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