PREZZI. Carburanti, la giungla dei prezzi e il silenzio degli aumenti

Sotto il silenzio del telegiornali, il Governo ha aumentato di 4 centesimi al litro le accise sui carburanti (giustificandola ufficialmente come un finanziamento dell’eccezionale afflusso di cittadini dal Nord Africa) e da domani scatterà l’aumento di altri 2 centesimi, che andranno a finanziare il fondo unico dello spettacolo. Così gli italiani, prima di andare in vacanza, dovranno mettere in conto il fatto che un pieno di benzina, ma anche di gasolio, costerà ancora più caro.

Già dall’anno scorso, sui consumatori è pesato un aumento di circa 300 euro, calcolando soltanto i costi diretti del carburante; se si considera poi che ogni aumento della benzina viene "scaricato" sui prezzi alimentari e sui prezzi dei servizi, la cifra sale a 488 euro.

Nel frattempo, oltre 500.000 cittadini hanno messo la loro firma sulla proposta di legge di iniziativa popolare "Libera la benzina!" sostenuta dal Coordinamento nazionale unitario dei gestori aderenti a Faib Confesercenti e Fegica Cisl, da Cisl e Confesercenti, Adiconsum, Adoc, Adusbef e Federconsumatori e da alcuni marchi della GDO, come ANCD Conad. L’obiettivo dell’iniziativa è quello di modernizzare la rete dei carburanti in Italia, aprendo realmente il mercato attraverso la definizione di un mercato all’ingrosso trasparente che garantisca forniture ai prezzi più competitivi. Un altro punto fondamentale della proposta di legge è la separazione della rete distributiva dal controllo diretto dei petrolieri, con conseguente rimozione della obbligatorietà del vincolo di fornitura in esclusiva di cui godono le compagnie petrolifere che attualmente impedisce ai 23.000 gestori di impianti di rifornirsi sul libero mercato.

Oggi di questo si è parlato nella Sala Nassirya del Senato della Repubblica, dove i promotori dell’iniziativa legislativa hanno messo a fuoco i punti critici della realtà attuale: ci troviamo di fronte ad una giungla di prezzi che inganna soltanto i consumatori. Perché? Perché nel settore c’è ancora un monopolista che determina i prezzi dei singoli distributori e fa alzare il prezzo anche degli altri marchi. Questo monopolista è l’Eni che dal mese di giugno del 2010 ha messo in campo comportamenti sui prezzi dei carburanti che non sono in linea con quelli di mercato: applicando prezzi individuali per ogni gestore ha determinato l’allineamento al rialzo dei gestori vicini.

"Noi abbiamo provato in tutti i modi a dire a Eni che questa era una politica suicida – ha detto Roberto Di Vincenzo, Presidente di Fegica Cisl – ma non siamo stati ascoltati. Purtroppo l’Eni è nelle mani dello Stato e il suo Cda è l’espressione della maggioranza parlamentare". Il problema è quindi politico e, forse, non lo si vuole risolvere. Una cosa certa è che si vuol prendere tempo.

E infatti già tanto tempo è passatoda quel Tavolo con il Ministero dello Sviluppo Economico, in cui produttori, gestori e consumatori si erano riuniti per condividere proposte e interventi da attuare con urgenza sui prezzi dei carburanti. "L’unico risultato di quel Tavolo è stato quello di farci perdere tempo – ha dichiarato Rosario Trefiletti, Presidente di Federconsumatori – Non si permettano mai più di trattarci così. Quello che noi stiamo chiedendo è un processo di modernizzazione del settore, a costo zero".

"Questa liberalizzazione è stata chiesta anche dall’Antitrust – ha ricordato Elio Lannutti, Presidente di Adusbef e Senatore dell’Idv – Io ho presentato un’interrogazione parlamentare il 14 giugno scorso in cui ho chiesto ai Ministro dello Sviluppo Economico e della Giustizia se non ritengano necessario fare qualcosa per porre fine a questa situazione, perché il sudore di chi lavora non deve andare ai monopoli, ma deve restare a chi lavora".

E tra chi lavora e viene schiacciato da questo meccanismo ci sono appunto i gestori, che si sentono ancora più penalizzati dei consumatori. "Siamo arrivati ad un punto di non ritorno perché i prelievi dello Stato e gli accordi con le compagnie petrolifere ci stanno mettendo in ginocchio – ha denunciato Martino Landi, Presidente di Faib Confesercenti – In virtù di un contratto in esclusiva che l’Eni ha con i gestori non è possibile applicare prezzi diversi perché si creerebbe concorrenza tra i suoi stessi gestori. Eni – ha aggiunto Landi – aumenta i prezzi sul servito per finanziarsi gli sconti che poi applica in altre aree geografiche, quindi i consumatori che pagano gli sconti poi non ne godono".

"Per questo noi proclamiamo lo stato d’agitazione dei gestori Eni verso l’azienda e il 14 luglio annunciamo la chiusura di tutti gli impianti Eni, anche dei self service, sia sulle strade ordinarie che sulla rete autostradale. E bloccheremo anche la campagna promozionale di Eni, visto che tanto ci tiene ad apparire come una buona azienda. La nostra iniziativa – ha concluso Landi – non metterà in difficoltà i consumatori, visto che ci saranno gli altri impianti aperti".

E i Consumatori nel frattempo lanciano una mobilitazione, davanti a Montecitorio, durante la discussione della manovra del Governo. "Si tratta – ha concluso Lannutti – di una manovra lacrime e sangue che peserà molto sulla benzina".

"Se nella manovra del Governo dovesse essere confermato l’aumento dell’Iva – ha dichiarato Pietro Giordano, Segretario generale di Adiconsum – il costo della benzina aumenterebbe ancora di 1-2 centesimi, raggiungendo il massimo livello, almeno degli ultimi 20 anni. Adiconsum – conclude Giordano – ha attivato un Osservatorio sui carburanti ("Prezzi Benzina.it" accessibile gratuitamente dal sito www.adiconsum.it) che offre agli automobilisti la possibilità di conoscere i prezzi dei carburanti, e ha avanzato almeno due proposte al Governo che potrebbero rendere meno pesanti i prezzi della benzina, come gli aumenti periodici e non giornalieri e l’eliminazione dei costi impropri, come solo per fare un esempio, la tassa per la guerra di Abissinia, che gravano sulla fiscalità".

di Antonella Giordano

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