PREZZI. Carburanti sempre su, Federconsumatori e Adusbef: “Aumenti intollerabili”

I carburanti proseguono la corsa al rialzo, complice il cosiddetto effetto Libia e una differenza a livello territoriale che porta la benzina, al Sud, a sfiorare quota 1,58 euro al litro. Secondo le rilevazioni di quotidianoenergia.it, i prezzi della benzina sono compresi fra 1,541 euro al litro degli impianti Tamoil e 1,546 dei punti vendita Eni e Q8 (no-logo a 1,457 euro al litro), mentre per il diesel si passa da 1,429 euro al litro delle stazioni di servizio Esso a 1,439 rilevato negli impianti Q8 (le no-logo a 1,367 euro al litro). La tendenza al rialzo è confermata dalle odierne stime dell’Istat, che rilevano come il prezzo della benzina sia aumentato a febbraio dello 0,8% rispetto a gennaio e dell’11,8% rispetto a febbraio 2010; più 1,1% tendenziale e più 18% annuale per il gasolio.

Sono rincari che allarmano le associazioni dei consumatori. Commentano Federconsumatori e Adusbef: "Siamo francamente sconcertati. I prezzi dei carburanti hanno superato 1,55-1,56 euro al litro (con punte che superano anche 1,58 euro al litro). Nemmeno quando il petrolio si trovava a 147 dollari al barile la benzina ha mai raggiunto prezzi simili! Oggi il petrolio si trova a circa 97 dollari al barile, ma, anche considerando la rivalutazione del dollaro sull’euro, non ci si avvicina neanche lontanamente ai livelli registrati nel 2008".

"Siamo di fronte, ancora una volta, ad aumenti ingiustificati ed intollerabili che pesano sulle tasche dei cittadini per oltre 198 euro annui", dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef. Le due associazioni chiedono di intervenire dando applicazione all’accisa mobile e avviando la riforma del settore seguendo le linee del protocollo con la filiera petrolifera, dunque attraverso l’operatività della Commissione sulla doppia velocità dei prezzi, la razionalizzazione della rete, l’apertura della vendita alla grande distribuzione e il blocco settimanale degli aumenti. "Dal Ministro Romani – aggiungono le due associazioni – vorremmo sapere che fine ha fatto questo protocollo. I cittadini sono molto curiosi di conoscere perché stanno continuando a pagare per i propri rifornimenti ben oltre il dovuto, con una differenza di oltre 5-6 centesimi rispetto al costo industriale registrato nel resto d’Europa".

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