PREZZI. Caro ortofrutta, Antitrust: stop a intermediazioni e micro-mercati

Stop a intermediazioni e micro-mercati che possono causare comportamenti speculativi. Accorciamento della filiera distributiva per evitare ricariche sul prezzo anche del 300%. Più spazio alla grande distribuzione ma anche riconoscimento del ruolo dei mercati rionali nel contenimento dei prezzi. Sono le principali conclusioni dell’indagine conoscitiva realizzata dall’Antitrust sul "caro ortofrutta". "La struttura della produzione e della distribuzione ortofrutticola italiana deve rinnovarsi per evitare che i troppi attori in campo facciano lievitare i prezzi ai consumatori finali in misura anomala rispetto a quanto accade in altri paesi europei": è il principale risultato dell’indagine svolta dall’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato e conclusasi il 7 giugno 2007.

L’indagine dell’Autorità Antitrust sulla distribuzione dei prodotti agroalimentari ha analizzato la struttura e il funzionamento della filiera ortofrutticola, consentendo di testare alcune ipotesi interpretative delle inefficienze del settore, che sono risultate convalidate sia dalle elaborazioni di dati di filiera raccolti mediante un’indagine campionaria ad hoc, realizzata con la collaborazione del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza, sia dalle audizioni svolte e dalle richieste di informazioni inviate ai principali soggetti interessati.

È nei "micro-mercati" che si verificano posizioni di rendita e opacità concorrenziali che determinano in molti casi una catena distributiva lunga e dunque la possibilità di adottare comportamenti speculativi. Il primo elemento che può aumentare l’efficienza e allo stesso tempo ridurre i prezzi al consumo è la necessità di accorciare la filiera distributiva, che spesso porta ricarichi di prezzo anche del 300%. La Grande Distribuzione Organizzata, afferma l’Antitrust, "in quanto rappresenta la formula distributiva prevalente, nonché in virtù delle proprie specifiche caratteristiche organizzative, potrebbe assumere un ruolo decisivo nell’incrementare l’efficienza dell’intera filiera distributiva". I negozi di frutta e verdura e gli alimentari non specializzati invece "appaiono particolarmente inidonei ad affrontare qualsiasi tipo di innovazione volta ad incrementare l’efficienza della filiera". Al contrario, "i mercati rionali e gli ambulanti possono continuare invece a svolgere un ruolo rilevante di stimolo al contenimento dei costi della distribuzione di ortofrutta, soprattutto per quei prodotti caratterizzati da forte instabilità degli andamenti produttivi e dei prezzi, per i quali tali operatori riescono a sfruttare a proprio vantaggio la frammentarietà e la volatilità del mercato".

Secondo l’Antitrust, nell’offerta agricola è necessario rimediare all’eccessiva frammentazione della produzione con processi "che tendano non solo ad aumentare il grado di concentrazione produttiva, ma, soprattutto, a migliorare il livello e la qualità dell’organizzazione commerciale, anche attraverso l’incentivazione di forme consortili e associative di aggregazione dei produttori". "Pur nell’ambito degli auspicabili processi di accorciamento della filiera distributiva, si ritiene che la fase della distribuzione intermedia all’ingrosso manterrà un ruolo rilevante nel settore – rileva inoltre l’indagine – Infatti, per alcuni prodotti meno soggetti ad oscillazioni produttive e di prezzo, in quanto meno deperibili e più facilmente stoccabili, la catena distributiva corta sembra rappresentare una scelta praticabile e efficiente; diversamente, per i prodotti caratterizzati da un’offerta intrinsecamente erratica e dispersa, altamente stagionali, deperibili e non facilmente stoccabili, quali sono tipicamente la maggior parte degli ortaggi, anche in presenza di un’efficiente organizzazione delle fasi a monte e a valle della filiera, la distribuzione all’ingrosso sembra un passaggio difficilmente eliminabile".

Per concentrare l’intermediazione, secondo l’indagine svolta dall’Antitrust, un ruolo importante potrebbe essere svolto dai mercati generali all’ingrosso di un tempo, trasformati in moderni ed efficienti centri agroalimentari. In virtù della centralità della Grande Distribuzione è inoltre necessario garantire concorrenza: "l’Autorità continuerà nella sua azione di attento monitoraggio di tutti i fenomeni che possono, in prospettiva, indebolire la competitività tra catene di distributori, quali i fenomeni aggregativi delle centrali di acquisto, la crescita dei gruppi mediante legami di tipo "non strutturale" con i concorrenti, quali i rapporti di affiliazione e di associazione, le barriere amministrative all’entrata rappresentate dall’interpretazione in molti casi restrittiva che le Regioni hanno dato alla disciplina del commercio, le pratiche di scambi di informazioni, nonché l’eccessiva concentrazione dei mercati locali". Bisogna inoltre favorire – ha rilevato l’indagine – il processo di valorizzazione e riqualificazione del ruolo dei nuovi "centri agroalimentari" presenti sul territorio. Inoltre, aggiunge l’indagine, "andrebbero rafforzati i collegamenti, sia di tipo funzionale che telematico, tra i diversi centri agroalimentari, al fine di consentire ai grandi operatori una sorta di arbitraggio tra i mercati stessi, e favorire in tal modo una maggiore trasparenza e stabilizzazione delle condizioni di prezzo. In tal senso, potrebbe verificarsi la fattibilità di sistemi di vendita telematica che utilizzino, in tempo reale, le informazioni sui prezzi e sulle disponibilità di prodotto, sino ad arrivare alla costituzione di una vera e propria borsa merci che consenta agli operatori di acquistare, minimizzando i costi di ricerca, dove e quando essi trovino maggiore convenienza".

"Favorire nelle città l’apertura di mercatini gestiti direttamente dagli imprenditori agricoli delle campagne per ridurre le intermediazioni, combattere la moltiplicazione dei prezzi e garantire l’offerta di frutta e verdura sicura e di qualità": è quanto chiede la Coldiretti nel commentare la conclusione dell’indagine dell’Antitrust. "L’individuazione di spazi per la campagna nelle città è una realtà in rapida espansione in tutti i Paesi sviluppati con i cosiddetti Farmers Market, i mercatini degli agricoltori nelle città, che – sottolinea la Coldiretti – stanno riscuotendo un grande successo in Francia, Inghilterra e Stati Uniti dove il loro numero è cresciuto nell’arco di cinque anni del 30 per cento passando da circa 3000 agli oltre 3700 interessando anche le aree di prestigio di grandi centri come New York. Anche in Italia la voglia di conoscere i cibi consumati, la necessità di stabilire uno stretto rapporto di fiducia negli acquisti alimentari e di contenere la moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola ha favorito – prosegue la Coldiretti – l’aumento degli acquisti diretti dal produttore". Sulla base dei dati dell’Osservatorio nazionale sulla spesa in campagna promosso da Coldiretti e Agri 2000 quasi sette italiani su dieci hanno fatto acquisti direttamente nelle imprese agricole giudicandoli in maggioranza convenienti con un aumento a 2,4 miliardi di euro del valore degli acquisti di vini, ortofrutta, olio, formaggi, e altre specialità.

"L’indagine dell’Antitrust ha dei meriti ma le conclusioni tratte sono molto discutibili e ci lasciano perplessi": questa la posizione della Cia, Confederazione Italiana Agricoltori. "Non credo che fermando l’intermediazione e chiudendo i micromercati, concentrando la vendita di frutta e verdura nella grande distribuzione organizzata, migliori la situazione per gli agricoltori e per i consumatori. Tra l’altro, emerge dall’indagine stessa come, nonostante una presunta maggiore efficienza della Gdo, il prezzo finale proposto negli ipermercati risulta addirittura superiore a quello riscontrato nei mercati rionali e dagli esercizi ambulanti": è questo il primo commento del presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi, in merito alla indagine conoscitiva. "Pur condividendo lo spirito dell’iniziativa – ha continuato Politi – a cui va il nostro plauso, rimaniamo perplessi rispetto alle principali conclusioni tratte dall’Antitrust. Infatti, il problema della filiera lunga che crea l’aumento spropositato dei prezzi (dall’origine al dettaglio) può essere superato anche con altri strumenti. Ad esempio, favorendo il sistema della vendita diretta da parte dei produttori e realizzando leggi ad hoc come quella del "doppio prezzo" (origine e dettaglio) sui cartellini di vendita di frutta e verdura". Secondo la Cia è invece "apprezzabile la sollecitazione, di cui si fa cenno nell’indagine, all’uso di una borsa merci telematica che, per giunta, già esiste. Ma forse non è stata sufficientemente promossa".

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