PREZZI. Caro petrolio: parlano UNC, Cia e Coldiretti

L’oro nero è sempre più prezioso! Ieri è stata oltrepassata la barriera simbolica dei 100 dollari al barile a New York. Oggi nella grande mela il greggio è scambiato 99,50 dollari a barile, 12 centesimi in meno rispetto a ieri. Non si sono fatte attendere le reazioni delle associazioni di categoria. Così, mentre l’Unione Nazionale Consumatori (UNC) si domanda "perchè venga congelata l’Iva sui carburanti" e la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia) parla di un esborso di 200 milioni negli ultimi tre mesi da parte dei produttori agricoli, Coldiretti calcola i costi che l’aumento del gasolio comporterà nelle campagne: 100 milioni di euro su base annua.

"I rincari dei carburanti – afferma l’UNC in un comunicato – comportano un ulteriore rincaro dovuto proprio all’IVA e un maggiore incasso imponente per l’erario. Rispetto allo scorso anno, fra poco l’IVA inciderà per oltre 20 euro in più ogni 1000 litri di benzina o gasolio autotrazione; il maggiore incasso per l’erario è enorme perché in Italia si consumano complessivamente circa 30 miliardi di litri. Al contrario l’accisa (cioè l’ex imposta di fabbricazione, pagata sempre dal consumatore) rimane sempre la stessa, non diminuisce né aumenta."L’Unione Consumatori si chiede quindi perché non venga fatta una compensazione fra l’IVA e l’accisa. "L’erario – conclude l’Unione – rinunci a qualche cosa a favore degli automobilisti."

"Il vertiginoso rincaro del petrolio – afferma Cia in un comunicato- pesa in maniera sempre più gravosa anche sulle imprese agricole che hanno visto, negli ultimi tre mesi, lievitare i costi della ‘bolletta petrolifera’ di oltre il 30 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il che ha significato un maggior esborso di oltre 200 milioni di euro da parte dei produttori agricoli."

"Già nel 2006 – ricorda la Confederazione – gli agricoltori hanno dovuto fare i conti con crescenti costi di produzione e previdenziali. E quelli relativi al carburante hanno inciso in maniera allarmante. Basti pensare che le aziende hanno dovuto sborsare 310 milioni di euro in più rispetto al 2005 a causa delle continue lievitazioni del petrolio."

Le imprese agricole che allora sono state maggiormente colpite sono quelle serricole che fanno uso del gasolio per riscaldare gli ambienti dove si coltivano, in particolare, ortaggi, fiori e piante. Ma anche nella zootecnia i consumi di carburante hanno fatto sentire i loro effetti, soprattutto per quello che concerne il riscaldamento delle stalle e gli impianti di mungitura. Stesso discorso per le macchine agricole, il cui uso ha fatto crescere gli oneri per le aziende nella voce energetica.

Coldiretti infine stima che il caro petrolio rischia di determinare un aggravio di costi di circa 100 milioni di euro su base annua nelle campagne dove il gasolio ha sostituito quasi completamente la benzina nell’alimentazione dei trattori e dei mezzi meccanici.

"E’ una situazione che mette a rischio la competitività delle imprese – afferma Coldiretti in un comunicato – e che va affrontata con interventi strutturali. Contro l’aumento dei prezzi del greggio va infatti percorsa con decisione la strada delle sviluppo delle energie alternative rinnovabili, recuperando i ritardi accumulati nello sfruttamento del fotovoltaico delle biomasse e dei biocarburanti."

Comments are closed.