PREZZI. Cereali, le proposte della Commissione Ue e le critiche dei consumatori

"Data la situazione sempre più difficile dell’offerta, i prezzi dei cereali hanno raggiunto livelli eccezionalmente elevati. Un cattivo raccolto 2008 unito ad un ritiro del 10% potrebbe esporre il mercato interno a rischi potenzialmente gravi. Il fatto di fissare a zero il tasso di ritiro consentirebbe di aumentare la produzione UE di almeno 10 tonnellate e contribuirebbe ad alleggerire la situazione sul mercato". Lo ha dichiarato la commissaria all’agricoltura e allo sviluppo rurale Mariann Fischer Boel commentando la proposta europea di fissare a zero il tasso di ritiro obbligatorio per le semine dell’autunno 2007 e della primavera 2008. Per motivi climatici il raccolto del 2006 è stato inferiore alle previsioni, situazione che ha determinato un aumento dei prezzi dei cereali. Sono inoltre diminuite le scorte di intervento passate da 14 milione di tonnellate a un milione. A seguito del caldo primaverile si prevede un raccolto inferiore alle aspettative anche per il 2007 con un conseguente aumento dei prezzi.

Intanto i consumatori parlano di aumenti ingiustificati. "Il rialzo del grano verificatosi quest’anno – afferma il Codacons – non è tale da giustificare aumenti del 20% come quelli annunciati per pane e pasta. Le altre scuse che stanno accampando i commercianti, ossia il fatto che è aumentato il gas, l’elettricità, gli affitti …. cosa peraltro comune a tutti gli italiani a cominciare da pensionati e lavoratori dipendenti, non regge per la semplice ragione che dal 2001 ad oggi i commercianti sono gli unici che, potendo aumentare i prezzi, hanno potuto anche aumentare i profitti, indicizzandoli più che abbondantemente al costo della vita, come dimostra la tabella sotto riportata".
Oggi l’associazione, insieme a Adoc, Adusbef e Federconsumatori, ha indetto la "Sciopero della spesa". Per aderire allo sciopero di domani basta non mangiare pasta e rinunciare ad almeno un acquisto durante tutta la giornata.

Gli agricoltori della Cia, in occasione dello sciopero,hanno sottolineato che l’incidenza della parte agricola sul prezzo finale non può assolutamente determinare le impennate vistose che si riscontrano in questi giorni. Alla produzione si registra, in media, un calo dei listini del 2,8 per cento. Per la confederazione il caro-prezzi alimentare è totalmente ingiustificato. Siamo in presenza di manovre artificiose, visto anche che dai campi alle tavole si registrano aumenti anche di venti volte, soprattutto nel settore dell’ortofrutta dove assistiamo a impennate che non hanno alcuna motivazione, se non quella della speculazione. In media su un prodotto ortofrutticolo l’incidenza della fase produttiva, cioè il prezzo praticato dal produttore, è tra il 18 e il 20 per cento.

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