PREZZI. Cia: il caro petrolio fa decollare gli agroalimentari

Nell’ultimo mese, per gli ortofrutticoli gli aumenti all’origine hanno raggiunto il 3 per cento, mentre al consumo si arriva al 9-10 per cento. Lo rileva la Cia (Confederazione italiana agricoltori) che segnala aumenti dovuti ai maggiori e pesanti costi sostenuti dalle aziende agricole a causa del caro-petrolio

ncora una volta – denuncia la confederazione – gli aumenti all’origine, determinati da un fattore scatenante come il caro-petrolio, si sono "gonfiati" a dismisura lungo tutta la filiera, rivelando spinte artificiose e manovre puramente speculative. Basta citare alcune cifre per comprendere il fenomeno. Il prezzo finale di un ortaggio, ad esempio, è ripartito in questo modo: 23 per cento va all’agricoltore, il 77 per cento agli altri operatori della filiera. Il che significa che dal campo alla tavola i prezzi decollano in maniera abnorme.

Tuttavia, il "caro-petrolio" -afferma la Cia– sta avendo effetti pesantissimi sull’agricoltura. Nel 2005 la "bolletta energetica" dell’agricoltura è cresciuta del 15 per cento, nel 2006 del 26 per cento, nel 2007 del 38 per cento e per il 2008 si prevede un aumento addirittura del 45 per cento. Tutto questo si è tradotto in aumento dei costi aziendali. Per un’impresa agricola nel 2005 l’aumento medio mensile dovuto al rincaro del greggio è stato di 260 euro, nel 2006 di 390 euro, nel 2007 di 490 euro e per il 2008 si prevede di arrivare anche a 700 euro.

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