PREZZI. Coldiretti denuncia rincari del 400% dal campo alla tavola

La Coldiretti, che ha manifestato insieme a cittadini e consumatori a Bologna in piazza Santo Stefano nell’ambito della mobilitazione nazionale per sostenere il consumo di prodotti Made in Italy al giusto prezzo, in riferimento alle maggiori riforme dei mercati agricoli auspicate dalla Banca Centrale Europea (Bce) nel proprio bollettino di novembre, ha denunciato che nonostante una riduzione del 10% dei prezzi riconosciuti agli allevatori per i maiali – che sono oggi inferiori di un terzo rispetto a quelli di cinque anni fa – i listini di salsicce, salami, prosciutti e braciole sono aumentati dimostrando che l’aumento della spesa alimentare non nasce nei campi.

"Se è vero che è salita a circa 467 euro al mese la spesa che ogni famiglia italiana destina per gli acquisti di alimenti e bevande, è giusto precisare che oltre la metà – ha sottolineato la Coldiretti – per un valore di ben 238 euro (51%), va al commercio e ai servizi, 140 euro (30%) all’industria alimentare e solo 89 euro (19%) alle imprese agricole". Tutto ciò significa che i prezzi dal campo alla tavola aumentano di cinque volte (+400%). Quindi, eventuali variazioni dei prezzi alla produzione agricola hanno effetti molto limitati sui prezzi al consumo che dipendono principalmente da altri fattori.

Secondo l’associazione "l’invito della Bce va letto alla luce del fatto che la forbice tra prezzi alla produzione agricola e quelli al consumo tende ad accentuarsi ed è quindi necessario lavorare per rendere più chiaro e diretto il percorso del prodotto con l’etichetta di provenienza, ma anche intervenire sulle filiere inefficienti che perdono valore nel trasferire il prodotto dal campo alla tavola".

Pertanto la Coldiretti chiede che queste diseconomie, favorite dalla mancanza di trasparenza con ben due prosciutti su tre in vendita sugli scaffali dei negozi italiani che si stima provengano da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania, Spagna senza che questo venga chiaramente indicato in etichetta, vengano recuperate. Infatti, secondo quanto precisato dalla associazione, "il prezzo del maiale moltiplica per cinque se si acquista la braciola, per dieci se si compra il salame e per oltre venti volte se è il prosciutto a finire nella busta della spesa, con l’effetto che gli acquisti familiari di carne suina e salumi si sono ridotti del 5,1% nei primi otto mesi del 2007".

" L’esperienza del passato- ha precisato l’associazione – dimostra che alla diminuzione delle materie prime agricole non fa seguito una diminuzione dei prezzi al dettaglio che invece, come benzina e gasolio, tendono sempre ad aumentare: negli ultimi venti anni il prezzo del pane è aumentato del 419% a fronte di una sostanziale stabilità del grano che peraltro ad ottobre si è ridotto del 10% rispetto al mese precedente e non offre quindi alibi a ulteriori rincari del pane e della pasta, che dovrebbero al contrario diminuire".

Secondo l’associazione "nella insostenibile forbice tra prezzi alla produzione e al consumo c’è un sufficiente margine per garantire una adeguata remunerazione agli allevatori e per non aggravare i bilanci delle famiglie".

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