PREZZI. Coldiretti scende in piazza per denunciare il calo di consumo di carne

I dati Ismea AcNielsen evidenziano un crollo del 5,2 per cento di consumi familiari di carnedi maiale e dell’1,6 per cento di quelli di salumi a causa dei prezzi che dalla stalla moltiplicano per cinque se si acquista la braciola, per dieci se si compra il salame e per oltre venti volte se è il prosciutto a finire nella busta della spesa. La Coldiretti lancia l’allarme e scende in Piazza San Carlo nel centro del capoluogo della Lombardia, dove si allevano circa la metà dei maiali italiani, per sostenere la produzione e il consumo di carne, salami e prosciutti italiani al giusto prezzo.

La dinamica degli acquisti domestici per la carne è la seguente:

 

Maggio 2007/Maggio 2006

Gennaio-Maggio 2007 // Gennaio-Maggio 2006

Quantità Valore   Quantità Valore
Carnebovina 0,4% 1,7% -5,2% -3,2%
Carnesuina -1,4% -3,2% -6,5% -5,9%
Carneavicola 9,4% 22,2% 8,3% 26,0%

 

Già a fine 2006 i dati Ismea AcNielsen avevano registrato la brusca frenata per le carni con un’inversione di rotta con un marcato -2,3%, con cali più significativi per quelle suine (-4,7%) e per quelle bovine e il pollame (intorno a poco meno del 2%). Il prezzo dei maiali cresciuti in Italia – sottolinea la Coldiretti – è calato del 10 per cento ed oggi vengano pagati agli allevatori poco piu’ di un euro al chilo, un valore che non riesce nemmeno a coprire i costi di produzione ed è ormai pari ad un terzo di quello di cinque anni fa, mentre per i consumatori non ha fatto seguito una analoga riduzione dei listini di vendita.

Una situazione insostenibile per gli allevatori e per i consumatori che mette a rischio il futuro della prestigiosa salumeria italiana anche perché vengono spacciati come Made in Italy prosciutti provenienti dall’estero. Infatti negli scaffali dei negozi italiani – stima la Coldiretti – ben due prosciutti su tre provengano da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania, Spagna senza che questo venga chiaramente indicato in etichetta e con l’uso di indicazioni fuorvianti come "di montagna" e "nostrano" che ingannano il consumatore sulla reale origine.

Per la carne di maiale e per i suoi derivati non è obbligatorio indicare l’origine in etichetta a differenza per quanto avviene per la carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza e per quella di pollo dopo l’aviaria. Una grave mancanza di trasparenza che inganna i consumatori e danneggia gli allevatori italiani favorendo l’arrivo in Italia ogni anno dall’estero di milioni di cosce di maiale destinate spesso a essere spacciate come prosciutti Made in Italy perché non è chiaro l’obbligo di indicare in etichetta l’origine degli allevamenti.  Per produrre prosciutto crudo in Italia – precisa la Coldiretti – vengono inviate alla stagionatura 12,5 milioni di cosce provenienti da maiali nazionali, mentre un numero ben superiore se ne importano dall’estero (19,6 milioni).

Il piano elaborato dalla Coldiretti per il rilancio strategico del settore prevede:

  • la definizione di un contratto tipo per la compravendita di suini con valutazione sulla qualità degli animali e sulla loro destinazione (produzioni Dop o suini da macelleria);
  • il potenziamento del sistema di controlli dei Consorzi di Tutela;
  • la definizione di una politica per le produzioni Dop;
  • l’eliminazione dei focolai di vescicolare con interventi da realizzare nel breve periodo;
  • l’intensificazione e il miglioramento dei controlli (sia sotto il profilo sanitario che commerciale e fiscale) sugli animali e sulla carne dall’estero;
  • l’avvio del progetto di promozione del Gran Suino Padano;
  • l’etichettatura di origine delle carni italiane e la valorizzazione di tutti i tagli.

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