PREZZI. Coldiretti: su spesa alimentari confezioni e imballaggi pesano per il 30%

Fino al 30%: è quanto incidono confezioni e imballaggi sul prezzo industriale di vendita degli alimenti, superando spesso il costo del prodotto agricolo e aumentando la produzione di spazzatura. Ma contro i rincari vanno attuate anche strategie che privilegino oltre al marketing la vendita di prodotti locali e di stagione: il "progetto a chilometri zero", con iniziative di legge popolari positivamente concluse in Veneto e Calabria, prevede la promozione del patrimonio agroalimentare regionale in scuole, università, caserme. È quanto sostiene la Coldiretti che interviene in questo modo sul problema ricorrente del caro spesa.

Le confezioni, afferma l’organizzazione, incidono fino al 30% sul prezzo industriale di vendita degli alimenti con un impatto ambientale consistente: gli stessi imballaggi gettati nella spazzatura sono aumentati dal 2000 a oggi di oltre un milione di tonnellate anche se è cresciuta la percentuale del riciclo. Ma nel settore alimentare il costo dell’imballaggio spesso supera quello del prodotto agricolo: nei fagioli in scatola pesa per il 26%, nella passata in bottiglia da 700 grammi per il 25%, nel succo di frutta in brick per il 20%. Proposta alternativa: favorire acquisti diretti nelle aziende o in distributori che permettono di riusare i contenitori, specialmente per vino e latte.

Poi ci sono i costi dei trasporti che incidono anche per il 30% sui costi per frutta e verdura. "L’aumento del costo del petrolio – ha sottolineato il presidente della Coldiretti Sergio Marini – ha fatto esplodere il costo dei trasporti e messo in discussione il principio base della globalizzazione in base al quale si consumano i prodotti realizzati dove costa meno mentre oggi è necessario favorire la produzione vicino ai luoghi di consumo per motivi economici e ambientali sia nei paesi poveri che in quelli ricchi".

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