PREZZI. Confcommercio: domanda in calo e prezzi in su. Codacons: colpa di Governo e commercianti

Secondo l’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC), ad agosto i consumi italiani hanno registrato un aumento dell’1,7% su base annua, mentre hanno subito una contrazione dell’1,5% rispetto a luglio 2011. Sembra, quindi, essersi interrotta la tendenza al graduale recupero dei livelli di consumo in atto da alcuni mesi; e a settembre il clima di fiducia delle famiglie e delle imprese è peggiorato ancora. Come potrebbe essere altrimenti, visto che anche l’inflazione sta aumentando ed aumenterà ancora: Confcommercio stima che per il mese di ottobre l’indice dei prezzi al consumo aumenterà dello 0,4%, portando il tasso d’inflazione tendenziale al 3,2%. Sul dato del mese oltre ai consueti aumenti dovuti a fattori stagionali (istruzione, abbigliamento, gas) dovrebbe influire il pieno esplicarsi degli effetti sui prezzi derivanti dall’innalzamento dell’IVA dal 20 al 21%. Risultato? La domanda cala sempre di più e i prezzi, dall’altro lato, vanno sempre più su.

Per il Codacons la colpa di questo andamento è senza dubbio del Governo che ha irresponsabilmente aumentato l’Iva e non ha avuto il coraggio di liberalizzare il settore del commercio. Ma è anche colpa dei commercianti che stanno allegramente arrotondando i prezzi, speculando sull’aumento dell’Iva.

Infatti, secondo le prime rilevazioni Codacons, i prezzi dei prodotti alimentari, per la pulizia della casa e per l’igiene personale che hanno subito il rialzo dell’Iva, hanno avuto un aumento medio del 2,79%, cioè oltre il triplo rispetto a quello 0,833% che ci si doveva attendere se fosse stato matematicamente applicato solo l’aumento dell’Iva dell’1%.

"Sconcertante – aggiunge il Codacons – la stima della Confcommercio secondo la quale nel 2011 una famiglia di 3 persone ha perso, tra flussi di reddito e ricchezza liquida, 10.000 euro rispetto al 2008 e vi è stata una perdita del reddito procapite pari al 7% in termini reali". Per il Codacons questi dati dimostrano che la scelta del Governo di bloccare gli stipendi dei dipendenti pubblici e delle pensioni a partire dai 1400 euro lordi, dando contestualmente via libera all’inflazione con l’aumento dell’Iva e delle accise sulla benzina, contribuirà in maniera decisiva a far precipitare il Pil sia nel 2011 che nel 2012.

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