PREZZI. Fissati i tetti per i libri delle superiori. I commenti dei consumatori e dei genitori

Per i libri di testo di una quinta professionale non si potrà spendere più di 120-140 euro l’anno; 370 euro, invece, sarà la spesa massima di un alunno che frequenterà la terza classe di un liceo classico. Un decreto firmato dal Ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni ha infatti fissato per l’anno scolastico 2008/2009 i tetti di spesa per i libri scelti dai docenti per ciascun anno di scuola secondaria superiore. "Studiare non può diventare un lusso per pochi Con abbattimento costo non ne risentirà libertà di insegnamento ma, in positivo, quella di essere istruiti", ha commentato il Ministro.

"La scuola italiana – ha aggiunto Fioroni – farà, come sempre, tutta la sua parte per dimostrare che è possibile conciliare la qualità dell’insegnamento con costi sostenibili per le famiglie. Credo anche che la scuola non sia l’unica a doversi fare carico di un problema così importante e sono certo che anche gli editori collaboreranno a questa operazione trasparenza, in modo da diradare ogni eventuale dubbio sulla correttezza del mercato e sull’attenzione alle esigenze di chi ha meno mezzi".

Il Ministero fa inoltre sapere di aver attivato un sistema di rilevazione delle adozioni dei libri di testo, in modo tale da poter tempestivamente controllare gli eventuali sforamenti dei limiti di spesa da parte delle scuole. Si tratta di un sistema di controllo che però non convince l’associazione CODICI che afferma: "Chiederemo delle delucidazioni sul meccanismo. Quindi consigliamo alle famiglie di prendere nota delle voci di spesa che interessano il corso di studio dei propri figli e rivendicarne il rispetto allorché si verificassero degli sforamenti".

"Vogliamo ricordare in proposito, che il TAR di Milano ha stabilito, con sentenza n. 927/06, che il tetto di spesa può essere sforato solamente del 10%, – ha affermato Carmine Laurenzano, responsabile ufficio legale CODICI-, e che tale eccezionale incremento è permesso solamente se giustificato da una comparazione fra i testi che sottolinei l’importanza della qualità rispetto al prezzo. In mancanza di tale motivazione, ogni eccesso è soggetto a censura". Per questo l’associazione invita tutti i cittadini che ravvisino il superamento di tale limite a rivolgersi ai nostri sportelli per ricorrere in sede amministrativa ed annullare la delibera del collegio docenti.

Insieme ai consumatori arriva anche il commento dei genitori. "Accogliamo con favore l’iniziativa del Ministero", ha affermato Bruno Iadaresta, Responsabile scuola del Moige. "Da anni diciamo che il caro-libri è inaccettabile per le famiglie, anche perché si tratta di una spesa obbligatoria e non dilazionabile, che unita al più generale caro-vita grava pesantemente sul bilancio familiare. Non è accettabile che ogni anno nuove edizioni e ristampe aggiornate, spesso non giustificabili da esigenze di contenuti, provochino aumenti indiscriminati. Ecco alcune proposte concrete: chiediamo che le nuove edizioni vengano proposte solo ogni 5 anni, e che gli aggiornamenti vengano forniti in allegati leggeri a parte. Inoltre, chiediamo che venga incentivato lo sviluppo del mercato dell’usato, che può in molti casi rispondere ai bisogni degli alunni e dei docenti. Chiediamo al Ministero di istituire assieme ai genitori un organismo di monitoraggio e valutazione sui prezzi dei libri di testo, pronto ad intervenire in caso di aumenti ingiustificati".

"Abbiamo letto i contenuti del decreto e ci riserviamo di procedere a un’analisi accurata con maggior calma. Ciò che stupisce invece è come la decisione sia stata "calata dall’alto", senza possibilità di continuare un confronto da noi avviato e per di più su dati da noi stessi prodotti". E’ chiara invece la posizione del presidente degli editori (Associazione Italiana Editori) Federico Motta. "Il punto – prosegue Motta – non sono tanto i contenuti, che a una prima sommaria lettura ci sembra presentino significative lacune quali il liceo linguistico e il peso specifico di molte cosiddette sperimentazioni. Ciò che ci sconcerta è il metodo utilizzato: questo decreto doveva essere la risultanza di un percorso comune, che tenesse conto di tutte le variabili in gioco. Un percorso, voglio sottolineare, su cui era aperto il confronto con l’AIE, come sempre disponibile a collaborare fornendo tutti i dati necessari. Si continua invece ad assistere a decisioni prese sull’onda di polemiche provocate dalle associazioni dei consumatori. Sono invece editori e insegnanti, che risultano spesso come i "colpevoli", i veri motori della scuola e dovrebbero essere i naturali interlocutori di un Ministero che abbia veramente a cuore lo sviluppo della cultura e della conoscenza dei ragazzi. Di sicuro le continue riforme della scuola non hanno facilitato e non facilitano il lavoro degli insegnanti e degli editori; se si volesse intervenire in modo significativo si potrebbe seguire la proposta da noi avanzata di defiscalizzare, per fasce di reddito, l’acquisto dei libri scolastici".

PDF: Il decreto

 

 

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