PREZZI. Incontro Federalimentare-MIPAAF: i motivi dei rincari secondo le Associazioni

Questa mattina presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Federalimentare ha incontrato il Ministro Paolo De Castro per discutere del problema relativo agli aumenti del costo delle materie prime alimentari. Federalimentare ha sottolineato innanzitutto che gli aumenti imminenti fanno seguito ad un periodo di cinque anni di riduzione dei prezzi dei prodotti alimentari che ha contribuito, nel tempo ed in maniera significativa, al contenimento del tasso di inflazione.

Nei loro interventi le Associazioni rappresentative dei settori maggiormente colpiti dall’incremento dei prezzi delle materie prime (aderenti a Federalimentare) hanno espresso le proprie valutazioni circa il fenomeno. Vediamole nei particolari:

La Pasta:
Nell’arco di un anno, ricorda l’Unipi (Unione Industriale Pastai Italiani), il grano duro ha visto lievitare il suo prezzo del 73%, portando la quotazione (con picchi anche del +10% nell’arco di una settimana) fino a quota 300-350 euro la tonnellata. Quindi, viene sottolineato, conti alla mano, gli industriali pastai hanno dimostrato di non avere scelta: la materia prima incide infatti per il 60% sul costo del prodotto. Ad agosto del 2006 1 chilo di grano duro costava circa 15 centesimi e 1 chilo di semola arrivava a costare intorno ai 22-23 centesimi. Oggi il costo è raddoppiato: il grano duro costa 30-35 centesimi e la semola arriva anche a superare i 40-45 centesimi. Il che comporta un onere immediato di non meno di 20 centesimi su ogni chilo di semola, ovvero 11-12 centesimi su ogni pacco da mezzo chilo di pasta. "Non abbiamo scelta – spiega il presidente dell’Unipi Mario Rummo -. Ci troviamo di fronte a un aumento e siamo costretti, per far sopravvivere le nostre aziende, ad applicarlo. E’ importante però ricordare che stiamo parlando di incrementi che resteranno compresi tra i 12 e i 14 centesimi per ogni pacco di pasta da 500 grammi che incideranno per circa 2 euro sulla spesa mensile di una famiglia italiana, 25 euro su quella annuale".

Il Lattiero-Caseario (formaggi, latte, yogurt, burro):
Assolatte (Associazione Italiana Lattiero Casearia) assicura che si tratta di aumenti tecnici, aumenti che non creano alcuna ricchezza aggiuntiva alle imprese, ma che servono unicamente a garantire la sopravvivenza delle stesse e la stabilità ai 30.000 addetti del settore. Non si tratta quindi di speculazioni ma di un necessario adeguamento dei prezzi ai reali costi di produzione, che, dall’inizio dell’anno, sono cresciuti del 40% circa con picchi che superano il 60% per il burro. "È doveroso – afferma il Delegato alla Presidenza di Assolate Adriano Hribal – evitare inutili allarmismi e tranquillizzare i cittadini: oggi la spesa quotidiana di ogni italiano per latte, burro, formaggi e yogurt ammonta a soli 53 centesimi (1.000 lire, meno di un caffè al bar). In seguito agli aumenti i consumatori spenderanno pro capite tra gli 80 centesimi e 1,50 euro in più al mese, complessivamente appena 10-20 euro in più l’anno."

La Carne:
Commentando la dichiarazione del Commissario Europeo all’Agricoltura Mariann Fischer Boel, secondo la quale anche per la carne è del tutto naturale ed inevitabile attendersi un aumento imminente del prezzo di vendita, Luigi Scordamaglia, Vicepresidente di Assocarni (Associazione Nazionale Industria e Commercio Carni e Bestiame) e di Federalimentare, unitamente all’Assica (Associazione Industriali delle Carni) e all’Una (Unione Nazionale dell’Avicoltura), ha ribadito che solo un rilancio su larga scala della produzione europea potrà risolvere il problema strutturale dei prezzi dell’alimentare e dei prodotti zootecnici in particolare. "Era scontato e prevedibile che dopo decenni di una politica agricola comune finalizzata solo allo smantellamento del sistema produttivo agricolo ed alla disincentivazione della produzione, la carenza di materie prime destinate all’alimentazione umana e zootecnica provocasse un innalzamento dei prezzi. Solo oggi – prosegue Scordamaglia – grazie soprattutto ad alcuni Paesi, primi tra tutti la Francia e ci auguriamo sempre più anche l’Italia, si ricomincia a parlare di sicurezza dell’autoapprovvigionamento europeo, preferenza comunitaria, abolizione del set-aside, concetti questi da sempre sostenuti dall’industria italiana della carne e che l’intera filiera italiana, senza alcuna divisione, deve pretendere che vengano posti alla base già del cosiddetto Health Check della PAC che la Commissione si appresta ad avviare".

 

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