PREZZI. Indagine Coldiretti/SWG: con i rincari gli italiani cambiano menù

I rincari nel settore alimentare hanno cambiato le abitudini degli italiani. Lo afferma Coldiretti/ SWG che hanno oggi presentato al Forum di Cernobbio l’indagine "Le opinioni di italiani e europei sull’alimentazione". Secondo la ricerca l’aumento dei prezzi ha portato 3 consumatori su 4 a cambiare menù. In particolare si registra un calo nei consumi di pane (- 7,4 per cento), pasta di semola (-7,4 per cento), latte fresco (- 2,6 per cento), vino (- 7,9 per cento), carne bovina (- 4,1 per cento) mentre aumentano la carne di pollo (+ 7,5 per cento) e le uova (+ 6,4 per cento), secondo le elaborazioni su dati Ismea Ac Nielsen nei primi otto mesi del 2007.

Gli italiani riscoprono il legame con il proprio territorio e si rifugiano negli alimenti prodotti nella zona in cui vivono con il 97 per cento che consuma prodotti locali e 2 italiani su 3 lo fanno con regolarità. Nello stesso tempo, si registra una crescita consistente del consumo di prodotti di origine controllata e protetta (Doc/Dop) che, incamminati su un trend di consumo in costante aumento, toccano quest’anno il picco dell’8 per cento.

Gli italiani temono per il mancato governo della situazione e addirittura il 37 per cento arriva a chiedere un intervento pubblico per calmierare i prezzi degli alimenti. Il 29 per cento ritiene che occorra favorire direttamente gli acquisti dagli agricoltori e solo il 6 per cento considera come soluzione la concentrazione della distribuzione commerciale con la riduzione dei piccoli negozi a favore degli ipermercati. Secondo gli agricoltori i cambiamenti nel comportamento di acquisto sono giustificati dal fatto che la spesa alimentare è la seconda voce dopo l’abitazione e assorbe il 19 per cento della spesa mensile totale delle famiglie per un valore che è salito a 467 euro al mese.

Secondo un studio della Coldiretti dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande, oltre la metà, per un valore di ben 238 Euro (51 per cento), va al commercio e ai servizi, 140 (30 per cento) all’industria alimentare e solo 89 (19 per cento) alle imprese agricole. "Questo significa chiaramente che i prezzi aumentano in media di cinque volte dal campo alla tavola con una tendenza che – afferma il presidente della Coldiretti Sergio Marini – tende ad accentuarsi nel tempo ed è quindi necessario lavorare per rendere piu’ chiaro e diretto il percorso del prodotto con l’etichetta di provenienza, ma anche intervenire sulle filiere inefficienti che perdono valore senza ritardare le necessarie ristrutturazioni. Per ridurre i troppi passaggi dal campo alla tavola la Coldiretti è impegnata nel favorire la presenza di prodotti locali negli scaffali dei negozi ma anche nel promuovere la vendita diretta da parte degli imprenditori agricoli in azienda o nei mercati nelle città con i cosiddetti farmers market".

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