PREZZI. Inflazione, Consumatori preoccupati per calo alimentari e rincari

Le associazioni dei consumatori confermano la loro preoccupazione per il dato odierno dell’Istat, che stima l’inflazione all’1,6% ad agosto: troppo elevata, considerata la crisi economica che continua ad attanagliare il paese e le famiglie. Le richieste: interventi sui carburanti, blocco di prezzi e tariffe, manovre che non siano depressive dei consumi. E come già accaduto per il dato di luglio, viene considerata particolarmente grave la flessione del consumo di generi alimentari.

Denuncia infatti l’Adoc che il calo dei beni alimentari indica come le famiglie siano costrette a rinunciare ai beni di prima necessità. Commenta il presidente Carlo Pileri: "Il calo dei prezzi dei beni alimentari sta a significare che le famiglie devono risparmiare anche sull’alimentazione. Il calo delle vendite registrato nel settore vuol dire che il termometro dei redditi familiari segna 38° di febbre: non è una semplice infreddatura ma un vero e proprio problema patologico. Sono troppe e troppo onerose le spese fisse per casa, trasporti e energia. La spesa per i carburanti assorbe il 15% delle entrate, mentre oltre la metà viene destinato alle spese di affitto o mutuo della casa e il 20% se ne va per la spesa alimentare. Sono troppi anche gli aumenti di tasse e tariffe locali. La spirale di aumenti e costi eccessivi spinge, alla fine, a rinunciare anche alla carne, al pesce e alla frutta. Inoltre, siamo preoccupati di riflessi dei continui rincari del grano sul prezzo di pane e pasta: temiamo che il costo del primo lieviti del 10% mentre quello della pasta del 15%."

L’associazione denuncia inoltre il caro-benzina, che in Italia costa in media il 2,1% in più rispetto all’Europa: "Oltre all’applicazione del protocollo di riforma, chiediamo – afferma l’Adoc – che si realizzi in tempi stretti un taglio delle accise di 10 centesimi, la liberalizzazione delle pompe bianche, dando la possibilità di vendere anche prodotti "non-oil" ai distributori tradizionali, il cui numero sul territorio è sufficiente ma può essere anche aumentato. In questo modo si incentiverebbe la concorrenza, con ricadute positive per i consumatori, in quanto si creerebbero le condizioni per un ribasso del prezzo finale della benzina."

Federconsumatori e Adusbef dal canto loro stimano come, fra rincari autunnali e crescita dell’inflazione, le ricadute di tutti gli aumenti ammonteranno a 1118 euro a famiglia per il 2010. Commentano le due associazioni: "I consumi continuano a contrarsi, intaccando anche il settore alimentare, l’onda lunga di cassa integrazione e disoccupazione non accenna ad arrestarsi, anzi sta pericolosamente lievitando, e il potere di acquisto delle famiglie si riduce, così, di giorno in giorno: secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, dal 2007 ad oggi, ha conosciuto un crollo del 9,6%. Di fronte a questo scenario, la crescita del tasso di inflazione, non solo appare in piena contraddizione con gli indicatori della situazione economica del Paese, ma desta anche forti dubbi circa la presenza di speculazioni, ancora più gravi ed inaccettabili visto il disagio sempre più evidente delle famiglie".

"È urgente intervenire per invertire tale tendenza – commentano i presidenti Federconsumatori e Adusbef Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti – Non ci stancheremo di ribadire, infatti, che per intravedere l’uscita da questa crisi non saranno certo sufficienti manovre inique e depressive come quella messa in campo, ma è indispensabile ripartire dalla domanda di mercato, operando cioè sulla fiscalità delle famiglie a reddito fisso e attuando un blocco di prezzi e tariffe, tra l’altro già promesso molti mesi fa dal Governo".

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