PREZZI. Inflazione, Istat: caffè, zucchero e frutta alle stelle. Consumatori preoccupati

Una tazzina di caffè al mattino costa più cara di un anno fa. Il caffè aumenta infatti del 9,7% e lo zucchero dell’8%. E se si vuole accompagnare la colazione con frutta fresca, si deve comunque affrontare un rincaro annuale stimato nel 12,8%. Sono le "applicazioni pratiche" dei rincari dei prezzi alimentari secondo le stime dell’Istat relative all’inflazione di maggio. Prodotti alimentari e bevande analcoliche sono aumentati dello 0,7% rispetto ad aprile e del 3% rispetto al mese di maggio 2010, accompagnati da un aumento tendenziale marcato per i trasporti (più 5,7%) e per abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 4,8%). Le stime Istat parlano di un aumento congiunturale dello 0,1% rispetto al mese di aprile 2011 e del 2,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (lo stesso valore registrato ad aprile). Nel settore dei prezzi, i beni degli alimentari – bevande alcoliche incluse – aumentano rispetto ad aprile dello 0,7%, evidenziando una forte accelerazione del tasso tendenziale, che sale al 2,9% dal 2,2% del mese precedente.

Nel dettaglio, si segnala l’aumento dei prezzi di formaggi e latticini, a più 4,9% rispetto a maggio 2010; un rincaro sostenuto c’è appunto per il prezzo del caffè, cresciuto su base annua del 9,7% (dal +7,5% di aprile) e per il prezzo dello zucchero, in aumento dell’8% rispetto a maggio 2010. L’aumento congiunturale dei prezzi degli alimentari non lavorati è principalmente dovuto al rialzo dei prezzi della frutta fresca che registrano un tasso di crescita tendenziale pari al 12,8%. In aumento risultano anche i prezzi del pesce fresco di mare di pescata, di quello di mare di allevamento e del pesce fresco di acqua dolce, che crescono su base annua, rispettivamente, del 4,2%, del 6,7% e del 6,6%.

I consumatori sono allarmati. "Particolarmente preoccupante è la crescita del prezzi dei prodotti alimentari, il cui tasso è cresciuto al 2,9% – sottolineano Federconsumatori e Adusbef – Un dato allarmante, che influisce pesantemente sulle condizioni di vita e sulle abitudini dei cittadini, a confermarlo i dati diffusi da Ismea sulla caduta del consumo alimentare del -3,6%". Per le due associazioni, sulla crescita dei prezzi incide l’aumento dei carburanti che ormai si sta ripercuotendo in maniera generalizzata sui costi di tutti i prodotti trasportati su gomma.

Per l’Adoc, le cifre indicate dall’Istat si tradurranno in una "stangata alimentare". L’associazione stima infatti che le famiglie quest’anno saranno costrette a spendere 150 euro in più rispetto allo scorso anno in generi alimentari che, stima l’associazione, sarebbero rincarati del 6%, più di quanto sostenuto dall’Istat. Il rischio evidente – considerando il complesso degli aumenti – è quello di "un affossamento economico per i consumatori".

Comments are closed.