PREZZI. Inflazione al 3,3%, i commenti di Confesercenti e agricoltori

Confesercenti attribuisce la stabilità dell’inflazione alla "responsabilità della filiera". Cia-Confederazione italiana agricoltori esprime preoccupazione, chiede di adottare il doppio prezzo e di rendere trasparenti e più stretti i rapporti di filiera. Coldiretti denuncia come dal campo alla tavola i prezzi dei prodotti alimentarti aumentano in media di cinque volte e ribadisce la proposta di aprire in ogni città un mercato per la vendita diretta di prodotti locali da parte degli agricoltori. Queste le reazioni che arrivano alla diffusione dei dati Istat che parlano di un’inflazione stabile al 3,3% per il mese di aprile.

"Se l’inflazione ad aprile è stabile lo si deve anche al senso di responsabilità dei componenti della filiera e sarebbe ora di riconoscerlo – ha commentato la Confesercenti – Certo ci sono inquietanti aspetti anomali che pesano, come i prezzi di grano e mais sui mercati internazionali. Senza la loro spinta inarrestabile l’inflazione sarebbe più contenuta. Non ha, allora, proprio senso alcuno fare fumo ed invocare improbabili soluzioni nazionali da parte dei polemisti di professione quando tali questioni travalicano i confini dei singoli paesi". Per l’organizzazione servono dunque "investimenti massici in fonti di energia alternative" e, nel breve periodo, tagli sulle accise dei carburanti ed il prevalere della collaborazione sulle polemiche insulse".

Nonostante la stabilità dell’inflazione, rileva la Cia, "il quadro resta preoccupante, soprattutto sul fronte degli alimentari che sono aumentati rispetto allo stesso mese del 2007 del 5,5%. Da qui l’esigenza di adottare misure adeguate come quella del doppio prezzo (origine e consumo) per una reale tracciabilità e operare per la "trasparenza" e per rapporti più stretti nella filiera agroalimentare". La Confederazione ricorda inoltre come la corsa ai prezzi abbia visto crescere "a livello record prodotti di prima necessità, a cominciare dalla pasta (più 18,6%), dal pane (più 13,1%), dal latte e formaggi (più 8,3%), dalla frutta (più 6,3%)".

Prezzi in aumento in media di cinque volte dal campo alla tavola, con scarti che vanno da tre volte per frutta e verdura a quattro per il latte fino a dieci per il pane. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti per la quale, dei circa 467 euro al mese che ogni famiglia destina per gli acquisti di alimenti e bevande, oltre la metà, per un valore di ben 238 euro (51%), va al commercio e ai servizi, 140 (30%) all’industria alimentare e solo 89 (19%) alle imprese agricole. Coldiretti ricorda come, secondo il servizio Sms consumatori, dal grano al pane i prezzi aumentano da 0,26 a 2,7 euro al chilo, il prezzo del latte dalla stalla al consumatore moltiplica da 0,42 a 1,60 euro al litro e le carote "lievitano" da 0,25 a 1,20 euro al chilo. "Ancora più grave – denunciano gli agricoltori – è la situazione nel settore delle carni dove gli allevatori si preparano ad attuare lo sciopero del prosciutto di fronte all’impossibilità di far crescere maiali di qualità che vengono pagati appena 1,15 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione mentre nel biennio 2005 – 2007 secondo il Consorzio le vendite hanno registrato una crescita in volume pari al 5,1 per cento con il prezzo medio al consumo del Prosciutto di Parma che è stato pari a circa 24,34 euro/kg".

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