PREZZI. Inflazione, confermate le stime Istat per ottobre: +0,4% e +2,2%

L’Istat conferma le stime per il mese di ottobre: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati ha subito una variazione +0,4 % rispetto a settembre e una variazione di + 2,2 % rispetto ad ottobre 2006. Per quanto riguarda i settori con gli aumenti maggiori, dal punto di vista congiunturale, sono stati Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+ 0,9 %), Prodotti alimentari e bevande analcoliche (+ 0,8 %) e Istruzione (+ 0,7 %).

Rispetto a ottobre dello scorso anno gli incrementi maggiori hanno invece riguardato Prodotti alimentari e bevande analcoliche, Trasporti (+ 3,4 % per entrambi), Mobili, articoli e servizi per la casa (+ 2,8 %) e Servizi ricettivi e di ristorazione (+ 2,7 %).

Il prezzo del grano a ottobre si è ridotto almeno del 10 % rispetto al mese precedente e non offre quindi alibi a ulteriori rincari del pane e della pasta, che dovrebbero al contrario diminuire – ha commentato Coldiretti – Un aumento, sul quale stanno indagando Antitrust e Procura di Roma, che ha contribuito a determinare il calo record nei consumi di pane con una riduzione in quantità del 7,4 per cento mentre si riducono sostanzialmente anche quelli di pasta di semola che fanno registrare una riduzione del 4,5 per cento, sulla base delle elaborazioni Coldiretti su dati Ismea Ac Nielsen relativi agli acquisiti domestici degli italiani nei primi otto mesi dell’anno. Una ripresa dei consumi potrebbe essere favorita dal contenimento dei listini anche se l’esperienza del passato dimostra che alla diminuzione delle materie prime agricole non fa seguito una diminuzione dei prezzi al dettaglio che invece, come benzina e gasolio, tendono sempre ad aumentare: negli ultimi venti anni il prezzo del pane è aumentato del 419 per cento a fronte di una sostanziale stabilità del grano.

La Cia evidenzia invece che che gli aumenti registrati dagli alimentari negli ultimi mesi, rilevanti per alcuni settori, sono ingiustificati, poiché le quotazioni sul campo sono rimaste stazionarie.
Questi incrementi hanno causato una flessione media dell’1,5-2 per cento dei consumi agroalimentari. Oltre a pane e pasta, si sono avute, infatti, diminuzioni negli acquisti domestici di frutta del 3,6 per cento, di ortaggi dell’1,7 per cento, dei lattiero-caseari dello 0,9 per cento. E così la Cia rileva che i prezzi si "gonfiano" in maniera abnorme nei vari passaggi dal campo alla tavola. Una filiera troppo lunga e complessa che genera distorsioni e, spesso, aumenti artificiosi. Un trend che in ottobre si è riscontrato in maniera tangibile proprio per i prodotti derivati dai cereali (in particolare pane più 10,3 per cento e pasta più 6,4 per cento), nell’ortofrutta (più 5,3 per cento) e nel settore lattiero-caseario (più 5 per cento).

 

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