PREZZI. Inflazione, i commenti. Consumatori preoccupati

Consumatori preoccupati dalla crescita dell’inflazione, che a novembre si conferma allo 0,7%. Il benessere delle famiglie è a rischio, si conferma il calo dei consumi e servono interventi urgenti di riduzione dei prezzi dei prodotti: questo il tenore dei commenti che arrivano dalle associazioni dei Consumatori.

"Si conferma a novembre il dato gravissimo del rialzo del tasso di inflazione, che si attesta a quota 0,7% – commentano Federconsumatori e Adusbef – Ad aumentare la gravità di tale dato è il fatto che a crescere maggiormente sono stati proprio i prezzi dei beni "acquistati ad alta frequenza", cioè quelli fondamentali, il cui aumento raggiunge addirittura l’1,2% su base annua". Tutto questo in una situazione di contrazione dei consumi che anche a Natale registrerà un meno 23%. "Inoltre, se l’inflazione, a fine anno, si attesterà all’1%, come si potrebbe prevedere, vi sarà un ulteriore aggravio di 300 euro annui a famiglia, che andranno a decurtare ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie, già duramente provato dalle pesanti ricadute di cassa integrazione e licenziamenti". Grave dunque, rilevano le associazioni, che non diminuiscano i prezzi dei prodotti alimentari viste anche le diminuzione dei prezzi all’origine. "L’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, infatti, ha calcolato che tali diminuzioni avrebbero dovuto comportare per i principali prodotti di largo consumo (quali pane, pasta, latte, frutta e ortaggi) una riduzione complessiva della spesa di oltre 360 euro annui, di cui, però, sui prezzi al consumo, non vi è stata nemmeno l’ombra". Le richieste: una detassazione del reddito fisso, da lavoro e da pensione e la predisposizione di un congruo sostegno per lavoratori precari allontanati dal ciclo produttivo e disoccupati.

Per Adoc è necessario il taglio dei prezzi alimentari del 20% e la detassazione della tredicesima: "I continui incrementi dei prezzi al consumo degli alimentari e le mancate decisioni sul settore energetico stanno danneggiando gravemente le famiglie italiane – dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – le famiglie hanno raggiunto la soglia di tolleranza della crisi, per molte la quarta settimana è un miraggio. Occorrono interventi urgenti, innanzitutto il taglio dei prezzi dei beni di consumo del 20%, soprattutto dei prodotti alimentari e dei carburanti. In secondo luogo la detassazione della tredicesima, non dilazionabile per pensionati e lavoratori dipendenti".

Gli agricoltori sottolineano invece il calo dei prezzi all’origine. "A novembre i prezzi dei prodotti agricoli si sono ridotti del 5,2%, ma si continuano a registrare aumenti per i prodotti della tavola al consumo che hanno provocato una crescita della spesa di tutti i giorni dell’1,2% su base annua", rileva la Coldiretti sottolineando che "i prezzi alla produzione agricola sono in calo per i vini (-15,8%), per la frutta (-15%), per i cereali (-10,6%) e per gli oli di oliva (-8,4%) ma anche tra i prodotti dell’allevamento con gli avicoli che cedono il 14,4%, i suini il 7,9%, i lattiero-caseari il 4,9%, i bovini lo 0,8% e gli ovicaprini lo 0,4%". Ma "i consumatori italiani non hanno potuto beneficiare di questa forte riduzione dei prezzi agricoli, che rischia invece di provocare l’abbandono delle campagne, a causa delle inefficienze e delle speculazioni lungo la filiera agroalimentare".

"L’agricoltura dà un colpo di freno alla corsa degli agroalimentari sugli scaffali – sottolinea invece la Cia-Confederazione italiana agricoltori – Il crollo dei prezzi registrato sui campi (meno 6,5% a novembre, che fa seguito al meno 12,2% di ottobre, al meno 12,5% di settembre e al meno 16% di agosto) riporta i listini al dettaglio su livelli più accessibili, anche se alcuni prodotti rimangono ancora cari, comunque, sempre molto al di sotto delle quotazioni raggiunte negli ultimi anni". Per la Cia ci sono aumenti soprattutto per i prodotti agroalimentari "trasformati", anche se minori rispetto agli andamenti di settembre e ottobre, lievi ritocchi al rialzo per pane, derivati dei cereali e carne bovina, mentre i prodotti freschi "non registrano impennate dei prezzi".

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