PREZZI. Inflazione, stime Istat: a settembre ancora aumento. Reazioni contro il Governo

Secondo l’Istat anche a settembre l’inflazione è andata sù: le stime provvisorie registrano un aumento dello 0,1% sul mese di agosto dell’indice dei prezzi al consumo. Aumento che tocca il 3,1% su base annua. A subire i rincari maggiori sono i prezzi del settore ricreazione, spettacoli e cultura e dei servizi ricettivi e di ristorazione. Ma crescono anche i prezzi di abbigliamento e calzature e dei beni energetici.

"Sempre più grave ed inaudita la crescita del tasso di inflazione – commentano Federconsumatori e Adusbef – una crescita ormai incontrollata, che si dimostra in piena contraddizione con l’andamento dei consumi e del potere di acquisto delle famiglie, che stanno andando a rotoli". "Un aumento simile non può avere alcuna giustificazione o spiegazione al di fuori delle volontà speculative ormai chiare ed evidenti – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti delle due Associazioni – Quel che è peggio è che la crescita di prezzi e tariffe è destinata ad aggravarsi ulteriormente, anche alla luce della manovra iniqua e sbagliata, che a regime determinerà ricadute per ben 2031 euro annui a famiglia".

Un’accusa particolare va all’aumento dell’Iva, che si è già fatto sentire e si tradurrà in pesantissimi aumenti per le famiglie. "Se non ci saranno atteggiamenti diversi da quelli diagnosticati il rischio è quello di avere, attraverso fenomeni di moltiplicazione, un ulteriore un’ulteriore perdita, in media, per le famiglie di ben 255 euro annui. Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori particolarmente gravose saranno le ricadute, solo per l’aumento dell’Iva: dai carburanti (+31 euro), all’abbigliamento (+81 euro), dalle calzature (+25 euro) ai vini (+12 euro), solo per citare alcuni esempi.

Le Associazioni dei consumatori chiedono al Governo di prendere provvedimenti decisi per porre fine a questa situazione: è necessario predisporre un blocco immediato dei prezzi e delle tariffe che nel 2011 determineranno una stangata di 1521 euro a famiglia. Si rendono quanto mai necessari ed urgenti, inoltre, interventi mirati da parte delle istituzioni preposte, per l’avvio di severi controlli e verifiche tesi ad eliminare ogni ombra di speculazione in tutti i settori.

Secondo l’Adoc il peggio deve ancora arrivare: ad ottobre è probabile ci sia una stangata sui prezzi e l’inflazione potrebbe arrivare al 4%, con ricadute pesantissime sulle famiglie. "C’è il rischio concreto, "grazie" all’aumento dell’Iva, che l’inflazione ad ottobre arrivi al 4% – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – trainata dai rincari nel settore trasporti, energia, alimentari e servizi. Le ricadute sarebbero pesantissime sia per le famiglie, che potrebbero subire un aggravio di spesa pari a 180 euro l’anno, che per l’economia, il Pil potrebbe subire un taglio di circa 11 miliardi di euro, con conseguente riduzione delle entrate per lo Stato pari a circa 4,5 miliardi di euro. Aumentando l’Iva si abbattono i consumi, che potrebbero scendere fino al 5% soprattutto nei settori dell’abbigliamento, automobilistico e turistico".

Anche Adiconsum prevede che l’inflazione continuerà a salire e che ad ottobre l’aumento dell’Iva dispiegherà i suoi effetti negativi. Secondo Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum "l’aumento dell’Iva sta producendo un effetto arrotondamento dei prezzi che a sua volta svilupperà un aumento dell’inflazione. È ora che si realizzino riforme strutturali e si varino normative efficaci a partire dal taglio radicale dei costi della politica e liberalizzazione di almeno parte dei servizi pubblici locali, troppo spesso cari e inefficienti; alla tassazione dei patrimoni immobiliari e mobiliari (tranne la prima casa), contenute nella "pancia" di società di comodo di proprietà di grandi evasori fiscali
vendita di almeno il 30% del patrimonio pubblico inutilizzato o sottoutilizzato (aree militari, palazzi ceduti ad affitti bassissimi o con costi di manutenzione altissimi, ecc.).

Inoltre, è necessario liberalizzare le libere professioni e annullare le caste come gli ordini professionali che fanno lievitare i costi a carico dei consumatori. "Solo così – conclude Giordano – si potrà coprire il debito pubblico corrente e si potranno abbattere le tasse in busta paga, sia quelle a carico dei lavoratori che quelle a carico delle aziende. Ciò comporterebbe un aumento dei consumi e l’innesco di un meccanismo virtuoso consumi-produzione beni e servizi-occupazione-sviluppo".

Secondo la Coldiretti "occorre vigilare affinché l’aumento dell’Iva non sia l’occasione per speculare con aumenti di prezzo ingiustificati su beni indispensabili per i cittadini e le imprese". "Non è un caso che le voci che fanno registrare aumenti più elevati su base annuale ci sono la benzina con un aumento del 16,3% e il gasolio che cresce su base annua del 19,2%, anche a seguito dei ritardi che si registrano all’adeguamento delle quotazioni al ribasso. Un forte ostacolo alla ripresa dell’economia in un paese dove – sottolinea la Coldiretti – l’86% del trasporto avviene su gomma. Il rischio è appunto l’effetto valanga sulle produzione a partire dall’agroalimentare con ogni pasto consumato dagli italiani che si stima deve percorrere duemila chilometri prima di giungere in tavola".

Secondo Confesercenti "le manovre economiche si rivelano efficacissime nel spingere in alto l’inflazione, mentre appaiono incapaci di rimettere in moto la crescita. Inutile illudersi: l’effetto Iva è appena cominciato ed a ottobre si scaricherà nuovamente sui prezzi. Le Pmi, in particolare quelle del commercio, cercheranno di assorbire una parte di questo effetto ma lo scenario diventa ogni giorno più pesante: consumi al rallentatore".

E arriva anche la reazione del PD, secondo cui "è meglio che il Governo non faccia più nulla". "Sappiamo che quando agisce colpisce consumatori, famiglie e lavoratori con redditi medi e bassi, i quali possono sperare di uscire da questa grave situazione soltanto da un cambiamento dell’attuale quadro politico – dichiara Antonio Lirosi, responsabile consumatori e Commercio del PD – Purtroppo in molti avevamo previsto che il peggio sarebbe arrivato in autunno e che l’inflazione sarebbe schizzata oltre il 3% già da questo mese. Il Governo Berlusconi, sotto l’impulso di Tremonti, ha irresponsabilmente voluto fare cassa con le accise sui carburanti, con il prezzo delle sigarette, con l’aliquota Iva al 21% e con i tagli ai trasferimenti agli enti locali che hanno generato l’impennata delle tariffe dei servizi pubblici: tutte misure i cui effetti inflazionistici erano risaputi. Con le due manovre estive – aggiunge Lirosi – sarebbe stato quanto mai necessario intervenire con misure per la crescita, come proposto dal PD, per stimolare la domanda interna, invertendo la tendenza alla diminuzione del potere di acquisto reale delle famiglie. Invece il Governo, ad esempio, ha preferito speculare sull’elevato prezzo dei carburanti per procurarsi un extragettito di un paio di miliardi di euro. Adesso ci si annuncia un ennesimo provvedimento per la crescita, facendo finta di non ricordare il fallimento del decreto-legge "Sviluppo" di maggio che non ha prodotto alcun beneficio per la nostra economia".

 

 

Comments are closed.