PREZZI. Istat: a settembre inflazione all’1,7%. Rincari per gli alimentari

Nel mese di settembre 2007 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività comprensivo dei tabacchi è stato pari a 132,6, registrando una variazione nulla rispetto al mese di agosto e una variazione di più 1,7% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Lo rileva l’Istat che sottolinea come ad aumentare siano soprattutto l’istruzione e gli alimentari. Rispettivamente l’istituto ha evidenziato un incremento congiunturale dell’1,5% e dello 0,8% e un incremento tendenziale del 3,1% e del 2,9%.

Per quanto riguarda il comparto alimentare il prezzo del pane risulta aumentato del 7,5 % rispetto al 2006 (più 4,2 % ad agosto), mentre quello della pasta è cresciuto del 4,5 %. Tendenze accelerative riguardano anche i prezzi delle carni (2,8 %), e in particolare del pollame (6,7 %), e del latte (3,2 %). Permane elevato, seppure in riduzione rispetto a quello registrato ad agosto, il tasso di crescita tendenziale dei prezzi della frutta (5,6 %).

In occasione della della diffusione dei dati Istat sull’inflazione Coldiretti rende noti i risultati di analisi relative ai acquisiti domestici degli italiani del panel Ismea Ac Nielsen nei primi otto mesi dell’anno: calo record nei consumi di pane con una riduzione in quantità del 7,4% mentre si riducono sostanzialmente anche quelli di pasta di semola che fanno registrare una riduzione del 4,5%. Su base annua – sottolinea – la quantità di pane consumato per uso domestico dagli italiani è scesa nel 2007 per la prima volta sotto il milione di tonnellate (989 mila tonnellate). Una riduzione certamente collegata al cambiamento degli stili di vita ma che è stata anche accompagnata da un progressivo aumento dei prezzi con rincari del 419 per cento negli ultimi venti anni.

Per la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) i dati sull’inflazione di settembre confermano che sui prezzi alimentari si sono scatenati rincari selvaggi e speculazioni. Gli aumenti dei prezzi degli ultimi due mesi (agosto e settembre), hanno causato una flessione media di oltre l’1,5 per cento dei consumi agroalimentari. Crolli, in particolare, si sono avuti negli acquisti da parte delle famiglie di pasta (meno 5,2 per cento), di pane (meno 5,8 per cento), di frutta (meno 3,5 per cento), di ortaggi (meno 1,6 per cento) e dei prodotti lattiero-caseari (meno 0,8 per cento).

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