PREZZI. Istat: inflazione a più 1,4%. Consumatori: più 420 euro l’anno per famiglie

Inflazione su dell’1,4% in un anno, e aumenti considerevoli per i trasporti. È quanto emerge dalle stime odierne dei prezzi al consumo, relativi a marzo, rese note dall’Istat: "Sulla base dei dati pervenuti, l’Istituto nazionale di statistica stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, relativo al mese di marzo 2010, presenti una variazione di più 0,3% rispetto al mese di febbraio e di più 1,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente".

Rispetto al mese scorso, gli aumenti più rilevanti sono per Trasporti (più 1,1%), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (più 0,4%) e Servizi ricettivi e di ristorazione (più 0,3%). Rispetto allo scorso anno, invece, gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati nei capitoli Trasporti (più 5,1%), Altri beni e servizi (più 2,9%) e Istruzione (più 2,5%); una variazione nulla si è registrata nel capitolo Servizi sanitari e spese per la salute; variazioni tendenziali negative si sono verificate nei capitoli Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (meno 0,9%) e Comunicazioni (meno 0,3%).

"Riteniamo gravissimo il tasso di inflazione in crescita all’1,4%. Si tratta di un dato in evidente contrasto con le più ovvie regole di mercato. Non si è mai visto, infatti, in presenza di una fortissima contrazione dei consumi, quale quella a cui stiamo assistendo (-2,5% a -3% solo nell’ultimo anno), un tasso di inflazione in continua crescita": è il commento di Federconsumatori e Adusbef, che denunciano "gravi speculazioni in atto" e stimano che con l’attuale livello di inflazione si produrranno ulteriori spese per le famiglie, pari a 420 euro l’anno.

Per Adiconsum i dati dell’Istat sono preoccupanti e indicano che "solo una nuova politica di sviluppo sarà in grado di far ripartire la produzione e di conseguenza i redditi ed i consumi". Commenta il segretario nazionale Pietro Giordano: "L’aumento del tasso tendenziale dell’inflazione (+1,4%) è un altro dato, unitamente alla costante perdita di posti di lavoro, che indica inevitabilmente un’ulteriore futura compressione dei consumi in Italia ed allargherà il divario tra i consumatori con disponibilità di reddito e le fasce deboli della società". Secondo l’associazione, dunque, il Governo "deve far ripartire e cantierizzare velocemente opere infrastrutturali medie e grandi che fungano da reale volano dell’economia e quindi dell’occupazione, con conseguente rilancio dei consumi". Le banche invece dovrebbero investire sul credito alle famiglie e alle imprese.

Confesercenti nega invece che ci sia un allarme inflazione e ritiene che si possa intravedere un "timido segnale di ripresa economica". Afferma il presidente Marco Venturi: "Un allarme inflazione non c’è visto che il modesto sussulto a marzo dipende in gran parte da tensioni sui prezzi dei carburanti. Semmai si può sottolineare che s’intravede un timido segnale di ripresa economica che andrebbe irrobustito con interventi decisi e rapidi. Proprio l’inflazione sotto controllo – aggiunge – dovrebbe spingere tutti a rimboccarsi subito le maniche: serve coraggio per fare le riforme indispensabili a partire da quella fiscale con l’obiettivo di ridurre di due punti la pressione fiscale cui affiancare investimenti per le infrastrutture, l’innovazione, la ricerca". Ulteriore richiesta è quella di tagliare sprechi e spese inutili "a partire dalle province e dalle comunità montane che possono essere sostituite da appositi assessorati al territorio all’interno delle nuove Giunte regionali".

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