PREZZI. Istat: inflazione al 2,6%. Carrello della spesa sempre più pesante

Il carrello della spesa si fa sempre più pesante dal punto di vista dei prezzi. A maggio i beni alimentari sono aumentati dello 0,7% rispetto ad aprile, con un rincaro annuale pari al 2,9%: si segnalano prezzi più alti soprattutto per caffè, zucchero, frutta fresca. I prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza da parte dei consumatori aumentano dello 0,4% rispetto ad aprile e del 3,5% rispetto a maggio 2010. L’inflazione si conferma al 2,6% rispetto all’anno scorso, con un aumento congiunturale dello 0,1% rispetto ad aprile 2011. È quanto emerge dai dati Istat relativi all’inflazione di maggio, che confermano le stime provvisorie e l’andamento in su dei prezzi alimentari.

Nel confronto annuale, i maggiori tassi di crescita riguardano Trasporti (+5,7%), Abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+4,8%), Prodotti alimentari e bevande analcoliche (+3,0%) e Altri beni e servizi (+2,8%), mentre sono in calo i prezzi delle Comunicazioni (-1,1%).

Fra gli alimentari lavorati, spiega l’Istat, "si segnala l’aumento congiunturale dei prezzi dei Formaggi e latticini (+0,5%), che registrano una crescita tendenziale del 4,8% dal 4,4% del mese precedente. Un rialzo sostenuto si rileva, inoltre, per il prezzo del Caffè e dello Zucchero (per entrambi +1,5%), cresciuti rispettivamente su base annua del 9,2% e del 7,9%. L’aumento congiunturale dei prezzi degli Alimentari non lavorati è principalmente dovuto al rialzo dei prezzi della Frutta fresca (+6,9%), che registrano un tasso di crescita tendenziale pari al 12,1%. In aumento rispetto ad aprile risultano anche i prezzi del Pesce fresco di mare di allevamento (+1,4%), di mare di pescata (+0,9%) e di acqua dolce (+0,5%) che crescono su base annua, rispettivamente, del 6,9%, del 3,9% e del 6,0%. Un rialzo congiunturale più contenuto si riscontra per il prezzo del Latte fresco (+0,3%)".

Carburanti: il prezzo della benzina aumenta dell’1% su base mensile e dell’11% annuale, mentre quello del gasolio per i mezzi di trasporto segna un calo mensile dello 0,5% e un aumento su base annua del 15,1%.

Per Coldiretti, sono gli effetti del caro-carburanti ad avere un "effetto valanga sulla spesa": "In un paese come l’Italia dove l`86 per cento dei trasporti commerciali avviene su gomma l’aumento dei carburanti pesa notevolmente sui costi della logistica e sul prezzo finale di vendita dei prodotti".

La Cia- Confederazione italiana agricoltori sottolinea a sua volta che "le imprese agricole non hanno tratto nessun vantaggio dall’incremento dei listini sullo scaffale, anzi hanno continuato a subire gli effetti del "caro-energia" (il carburante agricolo a maggio è cresciuto del 5,9 per cento annuo), accrescendo notevolmente i costi di produzione già alti". Il risultato più immediato del caro prezzi è stato il cambiamento della dieta: "gli italiani hanno ridotto significativamente proprio gli acquisti di frutta e agrumi (meno 8,7%) e prodotti lattiero-caseari (meno 6,3%). Più in generale, nel primo trimestre del 2011 (ovvero da quando l’inflazione ha ricominciato a infiammarsi) i consumi alimentari delle famiglie sono calati già del 3,6%",

Federconsumatori e Adusbef ritengono gravissimo il dato sull’inflazione al 2,6%. "Un andamento che, come abbiamo già affermato più e più volte, riteniamo ingiustificato e immotivato, dal momento che i consumi e il potere di acquisto delle famiglie, invece, continuano a diminuire di giorno in giorno – spiegano – In particolare ci preoccupa la crescita dei prezzi del cosiddetto "carrello della spesa" ovvero dei prodotti acquistati con maggiore frequenza, cresciuti addirittura del +3,5%. Un dato francamente inspiegabile a fronte del crollo dei consumi nel settore alimentare, stimato del 3,6%. Alla crescita dei prezzi contribuisce in maniera determinante anche il continuo aumento dei carburanti, che pesa sulle tasche dei cittadini non solo in maniera diretta (per i pieni di carburante), ma anche in maniera indiretta (per il costo del trasporto su gomma dei beni di largo consumo)". Per le due associazioni è necessario fare controlli per evitare speculazioni, rilanciare il potere d’acquisto delle famiglie a reddito fisso con una detassazione di almeno 1200 euro l’anno e cercare le risorse attraverso una serie di operazioni che comprendano "strenua lotta all’evasione fiscale, tassazione rendite finanziare al 20%, tassazione dei grandi patrimoni e quota solidaristica da parte degli alti redditi oltre i 100.000 euro".

L’Adoc ritiene che per le famiglie si profilino rincari di 150 euro in più l’anno. "Per la spesa alimentare si spenderanno 150 euro in più l’anno, una pesante stangata sui bilanci famigliari – ha detto il presidente Carlo Pileri – rispetto allo scorso anno i prodotti alimentari sono rincarati, secondo le nostre stime, in media del 6%, molto di più di quanto sostenuto dall’Istat. Come se non bastasse, gli aumenti del prezzo dei carburanti (+200 euro a fine anno), energia (+300 euro) e tassi d’interesse (+216 euro) peseranno ulteriormente sull’economia delle famiglie".

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