PREZZI. Istat, inflazione al 2,7%: impennata dei trasporti

Tra gli aumenti continui dei prezzi dei carburanti, degli alimentari e dei trasporti, l’inflazione galoppa. Oggi l’Istat conferma le sue stime: nel mese di giugno l’indice dei prezzi al consumo registra un +0,1% su maggio e un +2,7% rispetto al giugno 2010. L’Istituto precisa che la principale spinta all’aumento dell’inflazione di giugno deriva dal rialzo congiunturale dell’1,1% dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti, che determina una netta accelerazione del loro tasso tendenziale di crescita (5,2%, dal 4,2% di maggio).

In aumento anche i prezzi dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona e i prezzi degli alimentari lavorati (per entrambi +0,4%). In calo soltanto i prezzi degli energetici non regolamentati (-1,4%), degli alimentari non lavorati (-0,3%) e dei beni durevoli (-0,2%). In un anno i prezzi di benzina e diesel sono aumentati rispettivamente dell’11,9% e del 14,0%. A chiudere il quadro critico c’è l’impennata dei biglietti per aerei, treni e traghetti.

Gravissimo e ingiustificato il dato dell’inflazione al top dal 2008, secondo Federconsumatori e Adusbef che denunciano l’inarrestabile riduzione del potere di acquisto delle famiglie, accentuata ed aggravata dalla manovra economica e dalla decisione di aumentare ancora l’accisa sui carburanti. A preoccupare particolarmente le Associazioni è la crescita dei prezzi dei prodotti alimentari, che stando ai dati Istat aumentano del 3%, ovvero nella stessa misura in cui diminuiscono i consumi in questo settore chiave, vero e proprio termometro della crisi.

"Ma la situazione è ben più grave: secondo i nostri dati, infatti, l’aumento dei prezzi nel comparto alimentare è pari al +5%, con ricadute di spesa di +251 euro annui. L’andamento dei consumi in termini generali non va certo meglio: secondo l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori quest’anno registrerà un’ulteriore caduta stimata nel -1,5%. Una tendenza confermata alla caduta del credito al consumo che, secondo i primi dati, nel 2011 si attesterà intorno al -3%, testimoniando l’estrema difficoltà delle famiglie di acquistare addirittura a rate".

Di fronte a questa situazione il Governo non è stato capace di fare altro che aumentare nuovamente l’accisa sui carburanti, facendo cassa a spese degli automobilisti e determinando pesantissime ricadute in termini inflazionistici per tutti i cittadini, stimabili, tra costi diretti ed indiretti, in +488 euro annui. A peggiorare la situazione ha contribuito anche la Bce con la decisione di aumentare i tassi dello 0,25%, comportando una stangata fino a +312 euro l’anno per 2,3 milioni di mutuatari a tasso variabile. Secondo Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef, è indispensabile prima di tutto avviare severi controlli e verifiche per eliminare ogni ombra di speculazione. Inoltre il Governo deve intervenire tempestivamente prendendo i dovuti provvedimenti per sostenere la domanda di mercato e rilanciare l’intera economia, ovvero tutto il contrario delle misure contenute nella recente manovra economica.

Per il Codacons è evidente che se i prezzi iniziano a decollare nonostante i consumi siano ancora al palo, significa che ci sono alte aspettative di inflazione e che, quindi, nulla di buono c’è da aspettarsi per il futuro. "Per questo il Governo, alzando le accise sui carburanti, che da sempre hanno un effetto moltiplicativo sui prezzi, ha compiuto un atto irresponsabile, specie in considerazione del fatto che non intende più adeguare all’inflazione non solo gli stipendi dei dipendenti pubblici ma anche le pensioni, dando così una doppia bastonata a chi ha un reddito fisso. Da un lato si fanno aumentare i prezzi per incassare l’Iva e dall’altro si bloccano le pensioni per risparmiare".

E il Codacons avverte: è in arrivo una stangata senza precedenti per andare in vacanza. Qualunque mezzo il consumatore deciderà di utilizzare per raggiungere la meta prescelta, infatti, si troverà a pagare aumenti record, in media il 15% in più rispetto al 2010. Su base annua, infatti, i trasporti aerei passeggeri sono rincarati del 13,8%, il trasporto marittimo del 52,8%, il trasporto ferroviario dell’8,4%, la benzina dell’11,9% ed gasolio del 14%. Stimando che il 14% circa degli italiani va in vacanza in aereo, il 75% con auto, pullman o camper, il 7% circa in treno e il 3% in nave, ecco che, mediamente, andare in vacanza costa quest’anno il 15% in più. Se si considera, però, che gli aumenti dei prezzi dei carburanti di giugno non includono ancora l’aumento delle accise deciso dal Governo e che attualmente un pieno di benzina costa 10 euro in più rispetto allo scorso anno, ecco che la stangata è destinata a salire ancora per chi partirà in agosto.

La Coldiretti sottolinea l’aumento significativo dei prezzi della frutta fresca sugli scaffali, del 14% rispetto allo scorso anno, superiore a quello della benzina. "A causa delle distorsioni, delle inefficienze e delle eccessive intermediazioni nel passaggio della frutta dall’azienda agricola al carrello della spesa – sottolinea la Coldiretti – i prezzi almeno triplicano, ma possono aumentare anche di 5 o 6 volte. Quest’estate si è allargata senza giustificazioni la forbice dei prezzi della frutta fresca tra produzione e consumo.

Gli esempi non mancano secondo le elaborazioni Coldiretti su dati del servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole. Le pesche gialle vengono pagate agli agricoltori 36 centesimi al chilo, ma ai consumatori costano in media 1,95 euro al chilo con un ricarico del 442% (più di 5 volte), le albicocche 0,74 euro al chilo al produttore e 2,40 euro al chilo per i consumatori con un ricarico del 224% (più di 3 volte) mentre i cocomeri passano da 0,19 euro al chilo in campo a 0,70 euro al chilo sulla tavola con un aumento del 268% ed i meloni da 0,36 euro al chilo a 1,4 euro con un ricarico del 288%.

 

 

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