PREZZI. Istat: inflazione di settembre sale al 3%

A settembre l’inflazione sale al 3% rispetto al 2,8% di agosto. L’Istat rivede leggermente al ribasso la previsione del 3,1% ma il dato non è affatto consolante, anche perché rimane il livello più elevato da ottobre 2008 e ingloba solo parzialmente l’effetto dell’aumento dell’Iva al 21%. Aumenta poi il carrello della spesa: i prezzi dei prodotti acquistati con maggiore frequenza aumentano dello 0,3% su base mensile e del 3,7% su base annua (era il 3,6% ad agosto).

Allarmati i Consumatori. Commentano Federconsumatori e Adusbef: "Continuiamo a ritenere gravissimo il livello raggiunto dal tasso di inflazione. Siamo di fronte ad una situazione terribile, una vera e propria fase di stagflazione dell’economia, in cui i prezzi salgono, ma l’economia non cresce". Il tasso di inflazione crescente si accompagna a una forte contrazione dei consumi. Le due associazioni denunciano una generale tendenza a sottovalutare la situazione: "La crescita inarrestabile di prezzi e tariffe, ancora sottostimata a nostro parere dall’Istat, è giustificata solo in minima parte dall’aumento dell’Iva, atto che comunque continuiamo a considerare irragionevole – affermano – Di questo passo ci troveremo di fronte a una perdita insostenibile del potere di acquisto delle famiglie, addirittura clamorosa se sommiamo la convergenza della ricaduta della manovra e l’aumento inflazionistico negli anni a venire".

Secondo le stime delle due associazioni, le ricadute della manovra vanno da 937 euro nel 2012 a 2.031 euro nel 2014; quelle per ricadute inflazionistiche, nell’ipotesi che l’inflazione si attesti intorno al 4%, sono di 1200 euro l’anno; il totale è di 2.137 euro nel 2012 e sale vertiginosamente a 3.231 euro per il 2014. "È quindi fondamentale disporre innanzitutto seri controlli sulla crescita di prezzi e tariffe, per eliminare ogni traccia di speculazione, disponendone se necessario un vero e proprio blocco", commentano i due presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti.

L’aumento dell’Iva, argomenta l’Adoc, ha cominciato a far vedere i suoi effetti e a fine anno l’aggravio di spesa per le famiglie sarà pari a 180 euro. "L’aumento dell’Iva svuoterà il portafoglio delle famiglie, già oggi ridotto ai minimi termini – dichiara il presidente dell’associazione Carlo Pileri – L’aumento di un punto percentuale dell’Iva comporterà un aggravio di spesa pari a circa 180 euro l’anno e una contrazione dei consumi pari al 2-3%. ll carovita sta paralizzando i consumatori italiani che spendono in media poco meno di 40 euro al giorno per le spese di base, circa il 2% in più della media europea, solo in Germania, Spagna e Repubblica Ceca si spende di meno. Ma l’impatto sul reddito è devastante, dato che le spese giornaliere assorbono l’83,8% dello stipendio".

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