PREZZI. Istat su inflazione, i commenti

Le stime dell’Istat sul rialzo dello 0,7% dell’inflazione a novembre suscita le reazione dei consumatori, delle imprese, degli agricoltori. Dall’Adoc arriva la richiesta di tagliare prezzi alimentari ed energia del 20%, di detassare la tredicesima e di avviare saldi anticipati. Per l’associazione, "dopo un trimestre in cui l’inflazione era in discesa, rimane il problema dei prezzi al consumo degli alimentari".

"I continui incrementi dei prezzi al consumo degli alimentari e le mancate decisioni sul settore energetico stanno danneggiando gravemente le famiglie italiane – dichiara Carlo Pileri, presidente dell’Adoc – private di un possibile risparmio di 2 mila euro l’anno, dato che i prezzi dei prodotti alimentari sarebbero dovuti calare del 20%, considerando il calo dei prezzi dei prodotti agricoli e i minori costi per energia e trasporti registrati durante l’anno. Le famiglie hanno raggiunto la soglia di tolleranza della crisi, per molte la quarta settimana è un miraggio. Occorrono interventi urgenti, innanzitutto il taglio dei prezzi dei beni di consumo del 20%, soprattutto dei prodotti alimentari e dei carburanti. In secondo luogo la detassazione della tredicesima, non dilazionabile per pensionati e lavoratori. Causa i rincari e la perdita del potere d’acquisto, circa l’85% se ne andrà per pagare la rata del mutuo, le bollette di luce e gas, l’Rc Auto e le spese natalizie, oltre alle spese per la benzina e le altre scadenze mensili. In ultimo l’anticipo dei saldi invernali a metà dicembre".

"Il rialzo del tasso di inflazione è cosa gravissima, e appare un fatto ancora più grave, dal momento che si trova in concomitanza con una fortissima contrazione dei consumi che, secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, nel 2009, si attesterà al -2,5-3%, ed addirittura al -4% per le famiglie a reddito fisso, con una riduzione complessiva della spesa di 30 miliardi di euro. Tale situazione – si legge in una nota di Federconsumatori e Adusbef – sta comportando gravi ricadute sul benessere delle famiglie, oltre che sull’intero tessuto industriale del nostro Paese".

"Inoltre, se l’inflazione, a fine anno, si attesterà all’1%, come si potrebe prevedere, vi sarà un’ulteriore aggravio di 300 Euro annui a famiglia, che andranno a decurtare ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie, già duramente provato dalle pesanti ricadute di cassa integrazione e licenziamenti (che, tra l’altro, devono ancora dispiegare del tutto i loro effetti). In questa situazione, è particolarmente grave che non si registri alcuna diminuzione dei prezzi dei prodotti alimentari".

"È evidente ormai a tutti come questo pessimo andamento economico sia determinato della crisi della domanda di mercato – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – Quello che, francamente, non riusciamo a comprendere è perché non ci si decida ad agire concretamente su tale versante, essendo evidenti le distorsioni del mercato, che presuppongono volontà speculative." In tal senso rivendichiamo da tempo che, per rilanciare i consumi e rimettere in moto l’economia, sia necessario detassare il reddito fisso, da lavoro e da pensione e predisporre un congruo sostegno per lavoratori precari allontanati dal ciclo produttivo e disoccupati, e, cosa grave, non ne vediamo minimamente tracia nella Finanziaria.

Per Confesercenti preoccupa comunque la debolezza della domanda interna. "Il dato di novembre segnala un’inflazione soprattutto benzina-dipendente – afferma Confesercenti – Le oscillazioni del prezzo del petrolio, alcuni rimbalzi congiunturali ed un fine 2008 con l’inflazione in discesa sono alla base dell’aumento registratosi a novembre anche se tutto fa prevedere che a fine anno l’inflazione si collochi sotto l’1%. Questo scenario deve riportare l’attenzione di tutti sul fatto che comunque la domanda interna resta debole e la priorità resta quella di forti interventi a sostegno delle famiglie e delle pmi. Quanto alle oscillazioni del prezzo del petrolio l’unica vera difesa antinflazionistica su questo fronte è quella di diversificare con coraggio le fonti energetiche".

I prezzi in ribasso sui campi frenano la corsa dei listini al dettaglio ma alcuni prodotti rimangono cari: questo il commento della Cia-Confederazione italiana agricoltori, che sottolinea invece il crollo delle quotazioni all’origine (meno 12,2 per cento ad ottobre): "Sugli scaffali gli agroalimentari non segnano più le impennate degli anni scorsi. Tuttavia, si segnalano "voci" che rimangono su livelli sostenuti e potrebbero, invece, diminuire". Diminuiscono i prezzi all’origine, rilevano gli agricoltori, ma "per quanto riguarda, invece, i listini al dettaglio, si hanno aumenti per i prodotti "trasformati". Un trend iniziato sin dallo scorso mese di settembre. Ritocchi, anche se lievi, al rialzo si hanno per il pane, per alcuni derivati dei cereali e per la carne bovina. Diversa la situazione per i prodotti "freschi" (frutta, ortaggi), i cui prezzi al dettaglio, soprattutto in conseguenza della caduta verticale dei listini all’origine, non registrano impennate dei prezzi".

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