PREZZI. Iva, Consumatori preoccupati da aumenti selvaggi

Sabato 17 settembre è scattato il rialzo dell’Iva dal 20 al 21%, come previsto nella manovra finanziaria approvata definitivamente il 15 settembre 2011. Le Associazioni dei consumatori hanno calcolato il peso che questa misura avrà sulle famiglie italiane, ma c’è anche una forte preoccupazione per gli arrotondamenti selvaggi: il Codacons si rivolge alla Guardia di Finanza proprio contro questo rischio.

"Stiamo preparando un esposto a tutti i comandi provinciali della Guardia di Finanza, affinché dispongano ispezioni a tappeto negli esercizi commerciali, finalizzati ad accertare irregolarità nell’applicazione della nuova aliquota – spiega il Presidente, Carlo Rienzi – Il timore è che possa verificarsi ciò che è avvenuto durante il passaggio dalla lira all’euro, ossia arrotondamenti dei listini sempre al rialzo, e quindi sempre a danno dell’acquirente finale". "Abbiamo visto come la normativa italiana ed europea che regolava gli arrotondamenti durante il changeover, sia stata disattesa dalla maggior parte degli esercizi commerciali – prosegue Rienzi – con danni immensi per i cittadini, che hanno subito rincari ingiustificati. Per evitare il ripetersi di una simile sciagura, le Fiamme Gialle devono andare nei negozi e verificare i nuovi listini confrontandoli con quelli prarticati nei giorni scorsi, denunciando le irregolarità nell’applicazione della nuova Iva sui prezzi". "Considerati il passaggio dell’Iva dal 20 al 21% e gli arrotondamenti selvaggi, l’impatto sull’inflazione – stima il Codacons – potrebbe raggiungere addirittura quota +1,38%".

Più pesante il commento di Adiconsum, secondo cui con questa manovra il Governo ha perso 5 occasioni per rilanciare il Paese. "La manovra economica è profondamente iniqua – dichiara Pietro Giordano, Segretario Generale di Adiconsum – non perché tenta giustamente di mettere ordine nella dissennatezza di una spesa pubblica fuori controllo da decenni, ma perché colpisce gli strati più deboli del nostro Paese e fa cassa agendo su chi da sempre paga le tasse, lavoratori dipendenti prima di tutto, senza fare alcuna differenza tra single e famiglie numerose. Queste ultime, costrette a consumare di più, sono quelle maggiormente penalizzate".

Adiconsum denuncia come un aumento dell’Iva poteva avere percentuali maggiori (anche il 3%) sui beni di lusso anziché colpire i consumi quali vestiti, scarpe, auto, benzina, ecc. "Il Governo – continua Giordano – ha perso la grande occasione di scambiare un aumento dell’Iva con un abbassamento della tassazione sulle buste paga. Se avesse agito in questo senso avrebbe abbassato la tassazione sul lavoro dipendente a favore delle famiglie, dei pensionati, dei dipendenti e delle aziende, liberando risorse per i consumi e quindi per il rilancio della produzione e dell’occupazione".

Ecco le 5 occasioni perdute dall’Italia:

  1. Si è persa l’occasione di tagliare le accise sulla benzina e quindi di sterilizzare i suoi aumenti vertiginosi, con effetti inflazionistici perversi, visto che i carburanti sono il principale volano degli aumenti dell’inflazione che a sua volta determina un aumento dei tassi di interessi della BCE, che inevitabilmente si scaricano sui mutui e quindi sulle famiglie italiane.
  2. Si è persa l’occasione di tassare i patrimoni mobiliari ed immobiliari, troppo spesso occultati attraverso la costituzione di società di comodo e frutto della grande evasione fiscale, cancro del nostro Paese che va estirpato.
  3. Si è persa l’occasione di liberalizzare le professioni, procedendo decisamente verso lo scioglimento degli ordini professionali, mossi da logiche corporative che tutelano unicamente i "baroni" e non certo i giovani avvocati, medici, farmacisti, ecc., schiacciati dal tacco dei privilegi della casta e da un Parlamento in mano alle lobby degli avvocati e dei professionisti in genere.
  4. Si è persa l’occasione da parte dei partiti di tagliare i costi della politica e liberalizzando i servizi pubblici locali polverizzati, spesso – se non sempre – fonte di clientelismi e sprechi ormai insopportabili.
  5. Si è persa l’occasione per liberare tutte le risorse disponibili per gli investimenti e per l’occupazione particolarmente al Sud.

"Adiconsum – conclude Giordano – è convinta che purtroppo la manovra varata non risolverà i problemi del Paese ed non è che il primo dei provvedimenti, ancora più pesanti, che verranno varati nei prossimi mesi, per evitare il default economico dell’Italia". Adiconsum chiede che tali normative siano indirizzate verso un vero rilancio del Paese attraverso una reale "rivoluzione" riformista e liberale, che abbandoni vecchie logiche stataliste e conservatrici.

Intanto l’aumento dell’Iva si è riflesso istantaneamente sui prezzi dei carburanti: secondo il consueto monitoraggio di Staffetta Quotidiana nel fine settimana i prezzi alla pompa sono aumentati in media di 1,4 centesimi al litro, con Eni che ha ritoccato i listini di benzina, gasolio (+1,3 centesimi a litro) e Gpl (+0,5). Così Eni si attesta su una media nazionale di 1,647 euro/litro per la verde, di 1,529 euro/litro per il diesel e di 0,718 euro/litro per il Gpl. E le altre compagnie non sono da meno: sulla benzina si registrano rialzi tra 1 centesimo (Q8) e 1,7 centesimi (TotalErg), sul gasolio tra 1,3 centesimi (oltre a Eni, Esso, IP e Tamoil) e 2,1 centesimi (TotalErg). Le medie ponderate nazionali tra i diversi marchi si attestano a 1,641 euro/litro per la benzina e a 1,525 euro/litro per il gasolio.

E a proposito di carburanti, Federconsumatori e Adusbef tornano a ribadire quanto l’aumento dei prezzi di benzina e gasolio si traduce costi diretti ed indiretti sulle spalle delle famiglie italiane, già vessate dall’inarrestabile caduta del loro potere di acquisto. Nel dettaglio le ricadute nel settore dei carburanti calcolate dall’Osservatorio Nazionale di Federconsumatori saranno complessivamente di +471 euro annui. Infatti agli aumenti registrati dall’agosto 2010 ad oggi, pari a +440 euro tra costi diretti ed indiretti, si aggiungeranno infatti altri +31 euro dovuti alle ricadute dell’aumento dell’IVA sia per i costi diretti e che indiretti.

"E grave permane la previsione poiché questo elemento influirà sull’aumento dell’inflazione nelle prossime settimane dovuto all’inevitabile ricaduta che le imprese , anche di carattere individuale come professionisti ed artigiani, cominceranno a scaricare sulle loro tariffe a causa dell’aumento dei loro costi di mobilità. Con ciò riconfermiamo che se la ricaduta media a famiglia dovrebbe essere di 173 euro, se non ci saranno atteggiamenti diversi da quelli preventivati, il rischio è quello di avere, attraverso fenomeni di moltiplicazione, aumenti di 0,85 punti in più del tasso di inflazione che significa ulteriore perdita delle famiglie ISTAT ( 2,5 componenti) di ben 255 euro annui,per una famiglia di tre componenti di 306 euro annui e per una famiglia di quattro persone di 408 euro annui".

Infine, l’Adoc denuncia il fatto che il prezzo italiano dei carburanti sia più elevato del 12% rispetto alla media europea. "Con l’aumento dell’Iva la benzina in Italia è arrivata a costare il 12,3% in più della media europea – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – al confine il risparmio è garantito, in Svizzera si spende il 7,8% in meno, in Francia il 5,1% in meno, in Austria la differenza è dell’8,6%, in Slovenia la verde costa il 26% in meno. Solo in Norvegia, Danimarca, Grecia e Olanda il prezzo è maggiore. E il rincaro dell’Iva graverà sulle famiglie italiane per 75 euro l’anno, 25 euro per costi diretti legati al pieno e circa 50 euro l’anno per la spesa alimentare, che subirà aumenti in quanto il trasporto dei beni alimentari avviene su gomma. Ed è in costante diminuzione il numero di automobilisti abituali, stimiamo che entro fine anno il 10% rinuncerà all’uso della macchina per muoversi. Le famiglie sono state abbandonate a sé stesse, non è più possibile ignorare i diritti e le esigenze di oltre 60 milioni di cittadini".

 

Comments are closed.