PREZZI. La frutta Made in Italy costa più in Italia che all’estero. Coldiretti lancia l’allarme

Gli aumenti prodotti dalla lunga filiera produttiva italiana sul prezzo finale degli alimenti superano di molto quelli prodotti dai costi dei trasporti, nonostante il caro petrolio. Questo è particolarmente evidente nella filiera ortofrutticola, tanto che la frutta Made in Italy arriva a costare meno all’estero che in Italia.

E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti che ha riscontrato che in Germania, ad esempio, le differenze di prezzo oscillano tra il 5 e il 10%, nonostante i trasporti pesano fino al 30% sul costo finale dell’ortofrutta. Mentre in Italia i prezzi in media aumentano del 200% in tutti i passaggi dal produttore al consumatore. Questi rincari ingiustificati stanno provocando nel nostro Paese una riduzione dei consumi con cali del 2,6% per la frutta e dello 0,8% per le verdure nel primo semestre del 2008, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea Ac Nielsen. E questo trend è allarmante perché investe alimenti che sono alla base della dieta mediterranea ed indispensabili per la salute per i quali, sottolinea inoltre la Coldiretti, l’Italia detiene il primato quantitativo e qualitativo a livello comunitario.

"Esiste dunque – sostiene la Coldiretti – un ampio margine da recuperare tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo per garantire un adeguato reddito alle imprese agricole e acquisti convenienti ai consumatori". Secondo l’ultima indagine dell’Antitrust "i prezzi al consumo attualmente praticati dalla grande distribuzione nel comparto ortofrutticolo" "non sono inferiori a quelli praticati dalle altre tipologie di vendita e, in particolare, risultano sensibilmente superiori a quelli praticati dai mercati rionali e dagli ambulanti". Lo stesso Antitrust nella sua indagine conoscitiva su 267 filiere osservate mette in evidenza come i ricarichi variano dal 77% nel caso di filiera cortissima (acquisto diretto dal produttore da parte del distributore al dettaglio) al 103% nel caso di un intermediario, al 290% nel caso di due intermediari, al 294% per la filiera lunga (presenza di 3 o 4 intermediari tra produttore e distributore finale), facendo segnare appunto il valore medio del 200% evidenziato da Bankitalia.

La Coldiretti sta lavorando ad una strategia per semplificare e razionalizzare la filiera per rispondere alle esigenze degli agricoltori e nell’interesse dei consumatori. "Vogliamo affrontare l’emergenza inflazione – afferma – con un piano che vede il coinvolgimento, oltre che delle imprese agricole, del sistema dei consorzi agrari (Assocap), dai quali passa oltre il 40% dei mezzi tecnici, lo stoccaggio e la trasformazione dei prodotti, di CoopColdiretti (sono 1300 ad oggi le cooperative socie di Coldiretti) e del sistema dei mercati diretti degli agricoltori (i cosiddetti farmers market). Per la definizione del piano – aggiunge il Presidente di Coldiretti, Sergio Marini – auspichiamo, e in tale maniera ci attiveremo, la fattiva e necessaria partecipazione del sistema della trasformazione artigianale e industriale e della piccola e grande distribuzione. Il nostro progetto, che intendiamo presentare al Governo nei prossimi mesi – conclude Marini – vuole essere l’impegno concreto di Coldiretti per il rilancio dei consumi e il contenimento dell’inflazione legata all’alimentare nel nostro Paese".

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