PREZZI. MC, università: studente fuori sede costa fino al 36% del reddito familiare

Mantenere un figlio universitario fuori sede costa una fortuna. E può arrivare a pesare dal 19% a quasi il 36% del reddito familiare – un dato che può lievitare ancora se in famiglia c’è più di uno studente. È una spesa non solo grande, ma spesso "non affrontabile" quella di avere un figlio che frequenta l’università da fuori sede: a tracciare un quadro è il Movimento Consumatori, che ha realizzato un’indagine su quanto costa annualmente far studiare il proprio figlio in un’università lontana dalla città in cui si vive.

La ricerca parte dal prezzo medio dell’affitto di un posto letto in camera doppia e di una camera a uso privato nelle città con università molto frequentate (Milano, Venezia, Padova, Torino, Bologna, Firenze, Perugia, Roma, Napoli e Palermo). Sono state considerate anche le spese per tasse universitarie, libri di testo e vitto. Emerge che le città più care sono Milano (prima in classifica per il prezzo più alto di un posto letto in camera doppia) e Roma (primato capitolino per il prezzo di una camera ad uso privato), mentre quella dove si risparmia di più è Palermo in entrambe le soluzioni.

Il dettaglio dei prezzi rende bene l’idea di quanto costi studiare fuori sede. A Milano un posto letto in camera doppia costa 372 euro al mese e una camera ad uso privato ne costa 590; considerando anche le spese per tasse, acquisto di libri e vitto, una famiglia arriva a spendere ogni anno 8.364 euro se si alloggia in una camera doppia e 10.980 euro se si alloggia in una camera a uso privato.

A Roma, il prezzo di un posto letto in camera doppia si aggira sui 310 euro al mese, che diventano invece 625 euro per un camera privata; aggiungendo tutte le altre spese, si arriva a un costo annuale di 7.620 euro se si sta in doppia e a 11.400 euro se si sceglie la camera singola.

La percentuale di incidenza sul reddito familiare medio (poco più di 32 mila euro) diventa elevatissima: a Milano si va dal 26% al 34%; a Roma dal 23,7% al 35,5%; a Venezia dal 22% al 33,6%; a Firenze dal 22,4% al 27,9%; a Bologna da 21,9% al 28,9%. C’è inoltre da considerare che il dato si riferisce ad un solo figlio. Se si dovessero mantenere agli studi più di uno studente la spesa da affrontare sarebbe a dir poco insostenibile.

"Il nostro Paese soffre un abbandono universitario molto elevato e questo crea un notevole rallentamento alla competitività del sistema Italia – commenta Lorenzo Miozzi, presidente del Movimento Consumatori – Lasciando di fatto i costi dello studio, a carico delle famiglie già in difficoltà per la crisi che le colpisce da dieci anni a questa parte, l’abbandono è decisamente favorito e non combattuto. Con i tagli alle regioni, si sono per di più penalizzati gli enti per il diritto allo studio, tagliando così ulteriori servizi. In Italia, sembra ormai un triste dato di fatto, investire nella ricerca e nella formazione interessa poco ai governi. Il risultato è che registriamo zero politiche di sostegno per chi studia e zero opportunità per i rinomati "cervelli" nostrani usciti con merito da università prestigiose, che spesso sono costretti ad emigrare all’estero".

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