PREZZI. Parte dal Piemonte lo sciopero del prosciutto

Uno sciopero del prosciutto per arginare la crisi della suinicoltura. Ad annunciarlo è la Coldiretti che vuole così, a settanta giorni dalle proteste alla Centrale del Latte di Torino e davanti al Municipio del capoluogo piemontese, attirare nuovamente l’attenzione dell’opinione pubblica sulla forbice troppo ampia tra prezzi alla produzione e prezzi al consumo. Dal mese di maggio, quindi, gli allevatori (quasi 5000 in tutta Italia) non consegneranno più, insieme ai maiali, le certificazioni di qualità che consentono la commercializzazione del prosciutto a marchio di origine. A causa della situazione economica attuale e dell’inflazione crescente, infatti, "è ormai impossibile – spiega una nota – far crescere suini di qualità che vengono pagati appena 1,15 euro al chilo, ben al di sotto dei costi di produzione".

"Mantenendo il patto fiduciario che abbiamo con i consumatori – dice Giancarlo Chiesa, responsabile economico di Coldiretti Torino – vogliamo far capire soprattutto agli industriali che non possiamo più andare avanti con prezzi così bassi. E visto che siamo noi gli unici veri proprietari delle DOP deve essere chiaro che non ne riusciamo più a sostenere i costi". Nell’ultimo anno, infatti, oltre alle spese connesse agli obblighi comunitari sulla qualità della produzione, si sono abbattuti sul settore numerosi rincari, primo fra tutti quello dell’alimentazione animale che (+30%).
L’iniziativa, in cui sono in prima linea gli allevatori del Piemonte e soprattutto della provincia di Cuneo, rischia di provocare la scomparsa del prosciutto "made in Italy" dalle tavole, anche se i maiali, pur senza certificazione, continueranno a essere venduti. "Coinvolgeremo con una campagna nazionale di sensibilizzazione tutte le industrie di trasformazione – anticipa Chiesa – Non si può più proseguire così. Dopo cinque mesi di crisi molte delle nostre aziende sono ormai a rischio chiusura".

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