PREZZI. Pasta, Consumatori: il costo deve diminuire

Fino a domani si tiene a Bologna Pasta Trend, il primo Salone celebrativo di uno degli alimenti più importanti della dieta mediterranea. In occasione dell’evento, una indagine di Nomisma conferma il ruolo rilevantissimo di questa produzione: nel 1997 il valore si fermava a 2,5 miliardi. Oggi é cresciuto a 6,1, dà lavoro a 30 mila addetti in circa 6.000 imprese, molte delle quali artigianali. Nel 2008, quando il prezzo era salito alle stelle (500 euro a tonnellata), furono prodotte oltre cinque milioni di tonnellate. Oggi il prezzo è crollato attorno ai 150 euro e non dà segno di risalire. In virtù di questa volatilità, nel 2009 la produzione italiana si è ridotta a 3,7 milioni su 1,2 milioni di ettari. Il risultato è che, per soddisfare la domanda, le importazioni di grano duro sono salite fino alla quota di 2,2 milioni. Ma è un dato di lungo periodo che il settore primario non sia stato in grado di tenere il passo con la dinamica crescente della produzione.

Adusbef e Federconsumatori convinte che la pasta sia un alimento non solo caratteristico dell’alimentazione del nostro Paese ma anche un consumo fondamentale per le famiglie italiane soprattutto in periodi di crisi quando questa diventa pressocchè l’unico elemento per quelle che sono meno abbienti, ritengono che il suo prezzo debba calare dal momento che il costo della materia prima,il grano, è passato da 0.48 euro al kilo con una caduta verticale a 0.15-0.17 euro al kilo.

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