PREZZI. Piemonte, raggiunto accordo sul latte. Ancora polemiche sul costo delle carne

Dopo il blocco, il 1° febbraio scorso, della Centrale del latte di Torino e il presidio di ieri, con i trattori, davanti all’assessorato regionale all’Agricoltura sempre a Torino, i produttori di latte del Piemonte hanno finalmente trovato un accordo con gli industriali sul prezzo alla produzione. L’intesa è stata sottoscritta a quello stesso tavolo regionale che era saltato a fine gennaio per l’atteggiamento di chiusura degli industriali e che aveva scatenato tutte le proteste dei giorni scorsi.

L’accordo prevede il prezzo di 0,40033 euro medi al litro (era 0,37 euro, con una differenza di oltre 5 centesimi rispetto ad altre regioni), ovvero una integrazione complessiva di 385,5 euro per mille litri su sette mesi, e resterà in vigore fino al marzo 2008, quando le parti si incontreranno nuovamente per aggiornarlo. Secondo Coldiretti Piemonte, firmataria insieme a Confagricoltura Piemonte, Cia Piemonte, Confindustria Cuneo, Assolatte Piemonte e Centrale del Latte di Torino, non ci saranno ripercussioni sui prezzi al consumo in quanto si tratta solo di un adeguamento del prezzo alla produzione.

Soddisfatto l’assessore all’Agricoltura Mino Taricco che ha commentato: "Credo che l’accordo che è stato raggiunto sia, nelle condizioni date, il migliore possibile. La distanza tra le parti era davvero grande e si è potuto trovare questa intesa con la buona volontà, la consapevolezza e la responsabilità di tutti".

Per una vertenza chiusa con successo, ce n’è però ancora un’altra che continua a scatenare polemiche. Dopo aver portato, domenica scorsa, davanti al Municipio di Torino maiali e conigli, gli allevatori della Coldiretti protestano per i prezzi alla produzione delle carni bianche troppo bassi. "Siamo arrivati al paradosso – denuncia oggi dalle pagine del quotidiano La Stampa Giovanni Testa, direttore dell’Asp Piemonte, associazione che raggruppa gli allevatori di suini – crescere un maiale è arrivato a costarci quasi un euro e mezzo al chilo mentre il compenso che ci viene riconosciuto non supera 1,25 euro. Di questo passo affonderemo tutti". Il discorso vale anche per la carne di coniglio venduta per otto euro al chilo quando il produttore intasca solo 1,50 euro. Ma perché tanta disparità tra prezzo al consumo e prezzo alla produzione? "Colpa della filiera lunga – fanno sapere da Federdistribuzione – ci sono in gioco troppi soggetti, molti dei quali non producono un vero servizio ma solo costi aggiuntivi". A danno, come sempre, dei consumatori.

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