PREZZI. Pomodori contro la speculazione

Un esposto contro le speculazioni, a simboleggiare un’alleanza tra tutela della concorrenza e tutela dei consumatori. Un’azione non contro il mercato ma a favore dell’efficienza di un’economia, quella italiana, che è sempre più vittima degli speculatori. E’ questo il significato della pomodorata di protesta organizzata oggi, davanti alla sede dell’Antitrust, da Casper, il Comitato contro le speculazioni e per il risparmio costituito da Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori.

I presidenti delle Associazioni e della Coldiretti hanno letteralmente lanciato pomodori contro i responsabili della speculazione che negli ultimi otto anni sono costate decine di migliaia di euro ai cittadini. "I cittadini non ne possono più – ha detto Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino – La speculazione è dovunque, non soltanto lungo la filiera agroalimentare e noi, con questo Comitato, cercheremo di metterle a nudo".

Il pomodoro è sicuramente uno dei prodotti che subisce una grande speculazione. In più c’è un nuovo fenomeno venuto allo scoperto in questi giorni e denunciato dalla Coldiretti: una nuova truffa da parte dei produttori. In cosa consiste? Nei campi di tutto il Centro-Sud d’Italia i pomodori, pur essendo già sotto contratto con l’industria ad 8 centesimi al chilo, non vengono raccolti. Si crea così un ricatto nei confronti degli agricoltori: i pomodori non vengono raccolti finché il prezzo non scende. E così il prezzo si dimezza e il danno pesa tutto sull’agricoltura.

E il Made in Italy ne risente, rischiando di diventare sempre meno Made in Italy. Il pomodoro, ad esempio, simbolo della dieta mediterranea, diventa sempre più cinese. "Dalle navi – denuncia la Coldiretti – sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro. Il quantitativo che sbarca in Italia dalla Cina dovrebbe superare a fine anno i 100 milioni di chili e corrisponde a quasi il 15% della produzione di pomodoro fresco italiana destinato alla trasformazione realizzata in Italia".

La materia prima, in Italia, costa molto meno rispetto al costo della produzione e questo, evidentemente, è frutto di pratiche speculative che si annidano lungo i vari passaggi: il prezzo del pane passa dai 22 centesimi del costo del grano ai 2,70 euro del costo al dettaglio, con un aumento del 1127%. Questo succede anche per la frutta, gli ortaggi e tutto l’agroalimentare.

"Il 60% del prezzo di tutti i prodotti è dato non dal costo delle materie prime, ma dalla speculazione – ha denunciato il Presidente del Codacons Carlo Rienzi ribadendo il fatto che Casper sarà un vero e proprio Osservatorio che puntualmente denuncerà questi fenomeni. E Rienzi, nel presentare l’esposto all’Antitrust, ha chiesto all’Autorità di sollecitare un decreto interministeriale che fissi un limite di incremento del costo da un passaggio ad un altro. "Si dica, per esempio, che non è possibile superare un ricarico del 200% da un passaggio a un altro altrimenti diventa anomalia del prezzo. Un limite deve esserci: un aumento del 1127% è come vincere al Superenalotto".

Le Associazioni dei Consumatori chiedono all’Antitrust "di adottare tutte le misure ritenute più efficaci, al fine di contrastare in via definitiva le speculazioni, soprattutto nei due settori agroalimentari del pane e del pomodoro, che hanno cagionato e continuano a cagionare fravissimi danni all’economia nazionale e ai consumatori".

"L’Antitrust è con i consumatori su questi temi e su altri – ha dichiarato il segretario generale dell’Antitrust, Luigi Fiorentini – Noi operiamo su tutti i settori dell’economia, dal credito alle comunicazioni, dall’energia all’agroalimentare. Ogni giorno riceviamo denunce e segnalazioni da parte dei cittadini su varie disfunzioni del mercato e le nostre azioni sono altamente simboliche e servono principalmente a persuadere chi vuol violare la normativa a tutela dei consumatori". Alcune aziende però calcolano già a priori un’eventuale multa dell’Antitrust. C’è così il rischio che a pagarle sia sempre il consumatore? "E’ vero, ma di sicuro le aziende quando ricevono una nostra sanzione, anche se è minima, sono molto preoccupate perché c’è una questione di reputazione. Io credo – ha precisato Fiorentini – che qualcosa stia cambiando nel profondo della nostra cultura generale e la nostra azione serve proprio a questo, a cambiare la cultura delle imprese oltre che a riparare il singolo danno subito dal consumatore".

di Antonella Giordano

Comments are closed.