PREZZI. Prof. Segrè (Last Minute Market): “In Italia i prezzi del cibo sono molto diversi”

Oltre ad essere caratterizzato da una notevole differenza di clima, il territorio italiano vede anche importanti variazioni sui prezzi dei prodotti alimentari. E queste differenze non dipendono dalle condizioni metereologiche, ma sono legate alle singole città. A Perugia, ad esempio, un litro di vino da tavola costa 1,2 euro, mentre a Genova si spende fino a 3,1 euro. A Campobasso s3ei uova costano un euro, esattamente la metà che a Roma; a Firenze per un chilo di caffè tostato si spende ben 4,5 euro in meno che ad Ancona (7 euro contro 11,5).

Sono alcuni dei confronti che scaturiscono dalle elaborazioni di carocibo, un indicatore della spesa alimentare che consente di monitorare sia l’entità che gli incrementi nel tempo della spesa alimentare, facendo riferimento ad una dieta tipo costruita sulle necessità quotidiane di un uomo adulto. Carocibo è stato costruito in collaborazione tra la Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna e Last Minute Market, società di studi economici e comunicazione, spin-off accademico dell’Università di Bologna.

Help Consumatori ha chiesto qualcosa in più su questo nuovo indicatore ad Andrea Segrè, Preside della Facoltà di Agraria e Presidente di Last Minute Market.

Com’è nata l’idea di creare questo nuovo indice?

L’idea è nata nell’ambito del progetto Last Minute Market che si occupa di recuperare ciò che non si vende; noi abbiamo trovato un modo per recuperarlo e darlo a chi ne ha bisogno. Lavorando molto nei supermercati, a diretto contatto con i consumatori, ci siamo accorti che il consumo stava cambiando: da una parte i consumatori erano sempre più attenti al prezzo e dall’altra si registrava un continua aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Nello stesso tempo non c’era un indicatore che dava la dimensione reale del consumo e del costo dei prodotti, nonché di quanto questi prodotti incidono nella dieta. Questa è stata la molla che ci ha spinti a calcolare un indicatore originale che desse una valutazione in termini assoluti della spesa. Lo abbiamo calcolato sulla base di un paniere di beni.

Dai confronti di carocibo quali tendenze emergono?

Intanto che i prezzi alimentari sono aumentati seguendo il trend degli altri beni, ma quello che conta è l’incidenza dei beni alimentari che è minore di quella degli altri beni, quindi il consumatore quasi non sente la differenza. Ad esempio, nonostante la pasta sia aumentata di molto in un anno, i consumatori continuano a consumarne sempre di più. Stessa cosa succede con l’acqua minerale: nonostante aumenti la gente continua a comprarla.

Le differenze di prezzi da una città all’altra da cosa dipendono?

Quello che emerge è che l’Italia, dal punto di vista del cibo, è molto diversa. E questo è dovuto non soltanto alle differenza di tipo produttivo, ma alla scarsa efficienza del nostro sistema agricolo-alimentare. A livello regionale c’è un’enorme variabilità che non si giustifica soltanto con la vocazione territoriale; il vino, ad esempio, ormai è un prodotto mondiale non più locale. La chiave di tutto è la distribuzione, che sia piccola o grande.

E oltre la distribuzione ci sono altri fattori che incidono sui prezzi?

Nel caso dell’ortofrutta, ad esempio, conta la lunghezza della filiera, quindi il problema è di tipo verticale, sui passaggi.

Quali sono i risultati raggiunti da carocibo e quali gli obiettivi prossimi?

Prima di tutto abbiamo a disposizione uno strumento che ci permette di capire quanto ci costa mangiare, rispetto a dove ci troviamo e dal punto di vista temporale. Questo ci dà anche un quadro di valutazione su tutto quello che ruota attorno al cibo, dando risposte immediate ad una serie di problemi. E’ questo il lavoro che continueremo a fare.

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