PREZZI. “Salata” la pausa pranzo degli italiani. Rilevazioni Adusbef e Federconsumatori

Quanto costa in media ogni giorno pranzare fuori casa, tra un impegno e l’altro di lavoro? Adusbef e Federconsumatori hanno fornito una risposta è tutt’altro che confortante: in cinque anni il prezzo per la pausa pranzo è più che raddoppiato. Per un pasto tipo, composto da un piatto di pasta, acqua, gelato e caffé gli italiani possono arrivare a sborsare 8,85 euro: il 109% in più rispetto al 2001. Per le tasche dei consumatori questo significa, in un mese, una spesa di 194 euro.

Secondo le rilevazioni delle due associazioni dei consumatori, per questo motivo sono in aumento quanti preferiscono portarsi da casa il pasto giornaliero o acquistarlo direttamente nei negozi di alimentari e nei supermarket. La colpa per Federconsumatori e Adusbef è da cercare negli incrementi dei prezzi delle consumazioni: in cinque anni, infatti, il tasso d’inflazione formalizzato dall’Istat si aggira sull’11,4%. Raffrontando l’esborso mensile per il pranzo a uno stipendio di 1.100 euro, Federconsumatori e Adusbef si sono accorte che per la pausa pranzo se ne va circa il 17% della retribuzione.

A guidare la classifica degli aumenti, non sono il pesce o la carne, ma il gelato, che, standoalla rilevazione, in cinque anni ha fatto un balzo del 225%, passando da 1.500 lire (0,77 euro) a 2,50 euro. La bottiglia d’acqua è passata da 52 centesimi di euro a un euro e mezzo, con un aumento del 188%, mentre se un tramezzino costava nel 2001 il corrispettivo di 0,77 euro, oggi ci vogliono mediamente 1,80 euro (+134%). Quasi raddoppiato il piatto di pasta, che oggi costa attorno ai 4 euro.

 

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