PREZZI. Stime Istat, balzo dell’inflazione a più 1,7%. Consumatori allarmati

Balzo in avanti dell’inflazione che, secondo le stime Istat, a luglio segna un aumento dell’1,7% rispetto a luglio 2009 e dello 0,4% rispetto al precedente mese di giugno. Sulla base dei dati pervenuti, informa l’Istat, gli aumenti congiunturali più significativi si sono verificati per Trasporti (più 1,2%), Abitazione, acqua, energia elettrica e combustibili (più 0,8%) e Servizi ricettivi e di ristorazione (più 0,5%). Gli incrementi tendenziali più elevati si sono registrati ancora per i Trasporti (più 4,6%) Altri beni e servizi (più 3,4%) e Istruzione (più 2,5%). Variazioni tendenziali negative si sono verificate nei capitoli Comunicazioni (meno 1,3%) e Prodotti alimentari e bevande analcoliche (meno 0,1%).

Per Federconsumatori e Adusbef, i dati sono allarmanti ed è urgente un intervento che preveda il blocco di prezzi e tariffe, perché le ripercussioni a famiglia rischiano di portarsi a 510 euro l’anno. "Rappresenta un segnale di forte allarme il balzo del tasso di inflazione all’1,7%. La crescita di tale dato in un momento come questo, infatti, è estremamente grave per la nostra economia e per il benessere delle famiglie", affermano le due associazioni, che sottolineano come in uno scenario di riduzione dei consumi, licenziamenti e ricadute negative portate dalla manovra economica, "la crescita del tasso di inflazione appare in piena contraddizione con gli indicatori della situazione economica del Paese, tanto da destare forti dubbi circa la presenza di speculazioni, ancora più gravi ed inaccettabili visto il disagio sempre più evidente delle famiglie. Non dimentichiamo, infatti, che il tasso di inflazione a questi livelli comporta ricadute di 510 euro annui per ogni famiglia. Ripercussioni che si andranno ad aggiungere agli effetti della manovra e che determineranno una ulteriore caduta della capacità di acquisto delle famiglie". Commentano i presidenti Federconsumatori e Adusbef Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti: "È indispensabile intervenire per invertire tale tendenza operando con urgenza un blocco dei prezzi e delle tariffe, ed agendo con determinazione per eliminare e sanzionare le speculazioni".

Salgono dunque trasporti e ristorazione ed "è stato fatto un pessimo regalo agli italiani in partenza, che spenderanno 105 euro in più rispetto allo scorso anno". Questo il commento dell’Adoc, che spiega con il suo presidente Carlo Pileri: "Gli aumenti nel settore trasporti e ristorazione si traducono in un rincaro per le spese della vacanza di 105 euro a famiglia. Un biglietto aereo in media costa il 18% in più della scorsa estate, un viaggio in treno il 13% in più, prendere l’auto comporterà un esborso maggiore di oltre 20 euro per due pieni. In rialzo del 4,3% anche per i pacchetti vacanza tutto compreso, mentre l’alloggio in un albergo a mezza pensione per una settimana costa l’1,2% in più. I rincari costringeranno circa il 70% degli italiani a trascorrere le loro vacanze a casa, mentre chi andrà in vacanza opterà per viaggi brevi e economici. Il carovita ha costretto a ridurre drasticamente i propri giorni di ferie per potersi permettere una vacanza dignitosa e a risparmiare sul superfluo. Un vero e proprio regalo non gradito per la maggior parte dei consumatori nostrani e un duro colpo al turismo, sempre più in crisi."

"Fortemente preoccupati dagli aumenti a due cifre che rischiano di esserci nei settori dei servizi pubblici (acqua, rifiuti, trasporti, scuola) a seguito dei provvedimenti del Governo": questo il commento di Adiconsum, che sottolinea come proprio nei servizi pubblici si faranno sentire i tagli decisi nei confronti di Regioni ed Enti locali e che "verranno trasferiti in parte sui consumatori con un aumento del costo dei servizi". L’associazione chiede di varare il decreto carburanti e sottolinea che gli aumenti sono "tutti in netta contrapposizione con i redditi delle famiglie che la stessa Istat ha rilevato essere in diminuzione del 2,6%. Ne è riprova la variazione negativa (-0,1%) dei prodotti alimentari e ciò a conferma del fatto che le famiglie italiane stanno comprimendo gli acquisti soprattutto nel settore alimentare rispetto agli altri capitoli dove il taglio è più difficile".

Diversa la valutazione di Confesercenti che invece commenta: "Il balzo dell’inflazione a luglio non cambia la prospettiva: tutto per ora resta sotto controllo, ma resta soprattutto il problema principale: ridare fiato allo sviluppo e alla domanda interna. Oltre al fatto che il grosso del dato è spiegato dai trasporti, si può aggiungere che la maggior parte delle variazioni al di sopra della media riguardano capitoli di spesa di beni e servizi che si potrebbero definire non propriamente "di mercato". Se allora l’inflazione non crea allarme è anche perché in questo difficile periodo economico e sociale si è potuto contare su comportamenti prudenti e virtuosi messi in campo in particolare dai commercianti. Sarebbe bene però che anche altri settori adottassero lo stesso atteggiamento, invece di chiamarsi furbamente ogni tanto fuori dal coro".

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