PREZZI. Stime Istat: inflazione al 2,5%. Consumatori in allarme. PD lancia Piano alternativo

Le stime provvisorie dell’Istat sull’inflazione registrano un aumento dell’indice dei prezzi al consumo del 2,5% rispetto a marzo 2010 e dello 0,4% rispetto al mese scorso. Si tratterebbe dell’aumento tendenziale più alto da novembre 2008: un’accelerazione che risente principalmente delle tensioni sui prezzi dei beni alimentari (+2,2% su marzo 2010) e dei beni energetici non regolamentati (+15%). Il prezzo della benzina aumenta su base mensile del 3,4%, mentre il tasso annuo cresce del 12,7%. Il prezzo del gasolio da riscaldamento cresce del 19,1% su marzo 2010. Le reazioni a questi dati non risparmiano polemiche.

Secondo Federconsumatori e Adusbef si tratta di un dato grave ed inaccettabile. "Nella situazione di crisi in cui si trova il Paese oggi, un tasso di inflazione ai livelli massimi dal 2008 è inspiegabile oltre che ingiustificabile. È ormai chiaro – denunciano le Associazioni – che la spiegazione a tale andamento può essere individuata solo nell’esistenza di forti speculazioni. I consumi sono in continua contrazione (del -6,5% negli ultimi 3 anni); il credito al consumo ha registrato, a consuntivo 2010, un crollo del -5,3%".

In assenza di interventi, nel 2011 questi dati sono destinati a peggiorare; infatti, l’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori stima che nel 2011 ci saranno rincari fino a 1.164 euro annui e, alla luce della crisi petrolifera e delle ricadute su prodotti energetici e prodotti di largo consumo, si rischia una stangata di 1.897 euro. "Di fronte a questa situazione, l’unica mossa che il Governo si è deciso a fare è la geniale trovata di aumentare ulteriormente l’accisa sui carburanti – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – I cittadini, che quotidianamente si lamentano presso i nostri sportelli, vogliono risposte serie e azioni responsabili. Per questo ribadiamo, ancora una volta, che è necessario agire per risollevare questa situazione prima che peggiori ulteriormente, con pesantissime ricadute non solo sulle condizioni di vita dei cittadini, ma anche sull’intera economia del Paese".

È urgente disporre al più presto interventi determinati:

  • realizzando un serio piano di verifiche e controlli per contrastare severamente ogni tipo di speculazione, ricorrendo se necessario ad vero e proprio blocco di prezzi e tariffe;
  • avviando uno spostamento delle risorse, anche attraverso operazioni solidaristiche, dai grandi patrimoni e dagli alti redditi verso quelli più bassi, esclusivamente per le famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati;
  • riequilibrando la tassazione sui carburanti attraverso il meccanismo dell’accisa mobile e per calmierarne i prezzi con l’attuazione delle misure previste dal protocollo con la filiera petrolifera.

Secondo il Codacons il dato dell’Istat è "una sciagura per gli italiani, poiché ad un tasso così elevato dell’inflazione vanno aggiunti i rincari delle bollette luce e gas decisi due giorni fa dall’Autorità per l’energia, e l’effetto Libia che sta avendo ripercussioni pesanti per le tasche dei cittadini – afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Voci che, sommate, determinano una stangata pari a 1.240 euro annui a famiglia! Come se non bastasse – prosegue Rienzi – il Governo, per finanziare il Fus, ha pensato bene di aumentare le accise sui carburanti, decisione folle che avrà ulteriori ripercussioni sull’inflazione nei prossimi mesi". Il Codacons chiede al Governo di ritirare la decisione sull’incremento delle accise, che provocherà aggravi di spesa non solo sui rifornimenti, ma anche sui prezzi al dettaglio.

E interviene anche la politica. "L’inflazione che tocca il picco più alto sotto il Governo Berlusconi non fa che aggravare la situazione economica del nostro Paese". E’ il commento di Antonio Lirosi, responsabile Consumatori del PD che aggiunge: "Pil quasi fermo, disoccupazione e cassa integrazione in aumento; consumi in forte diminuzione; crollo del risparmio nelle famiglie; pressione fiscale in aumento; divario tra redditi alti e redditi medio bassi che si amplia. Si tratta di una sfilza di record negativi per la politica economica fin qui seguita dal Governo. Il Paese affonda sul piano economico e sociale mentre il Premier è occupato in acquisto di ville al mare. Ci vorrebbe, invece, con urgenza una nuova agenda – incalza Lirosi – Serve una svolta di politica economica, altrimenti la ripresa dei consumi interni e’ una chimera. Occorrerebbero politiche redistributive con un misure fiscali, sostegni al lavoro, politiche industriali, interventi per la green-economy e liberalizzazioni per la rilanciare la domanda interna e quindi i consumi delle famiglie, senza i quali non ci potrà essere una crescita considerevole del PIL. Insomma tutto quello che è contenuto nel Progetto alternativo per la crescita elaborato dal Pd come contributo al programma nazionale di riforme che il Segretario Bersani ha trasmesso qualche giorno fa al Ministro Tremonti."

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